La traina con il vivo, continua ad
essere una delle tecniche più “amate dagli italiani” e,
da qualche anno a questa parte, vive un vero e proprio momento
di boom. Il segreto del suo fascino sta nel concetto di
pescare l’esca giusta e, con questa, acchiappare il “bestione”
giusto. Tutto qui!
Testo di C. Neri - foto di M. Pastacaldi e C. Neri
a
pesca a traina si basa
fondamentalmente
sul concetto di riuscire ad attirare l’attenzione del predatore
verso l’insidia che gli viene proposta. In parole povere
bisogna presentare il prelibato bocconcino che nuota in
acqua libera, nella maniera più spontanea possibile, cercando
di nascondere al meglio l’inganno degli ami e del filo.
L’esca più valida sarebbe quella di cui normalmente si ciba
il predatore in quel determinato tratto di mare; ma se dovessimo
valutare la più usata dal Tirreno all’Adriatico, sicuramente
opteremo per l’ aguglia e questo per diverse motivazioni.
Il belonide, è facilmente catturabile, permette
un innesco rapido ed efficace, resiste mantenendo la sua
vitalità in acqua per molte ore ed è unanimamente gradito
a tutti i predatori compreso quelli con la bocca non eccessivamente
grande. Ma torniamo un passo indietro
e valutiamo la possibilità di proporre
ai nostri “clienti” il loro piatto preferito,
quello che trovano a “casa loro”. Per
scoprirlo sarebbe necessaria l’informazione di un pescatore
del luogo; in caso di “mutismo” (molto probabile) dobbiamo
impegnarci a catturare un pesce ed osservarne il contenuto
stomacale, cercando di riconoscere la specie ingoiata precedentemente
la sua cattura.
GRANDE
ATTRATTIVA PER TUTTO
CIO' CHE SI MUOVE
Queste
informazioni,
servono per grandi linee a
regolarci sull’esca da proporre, naturalmente anche ilperiodo
dell’anno legato alla minutaglia presente sottocosta, può
favorirci nella scelta. Non facciamo
però di tutto questo un crisma perché pesci come le ricciole,
ad esempio, possono mangiare di tutto, compreso ricci, polpi
e tracine… quindi! Ma vediamo insieme alcune schede relative
alle esche più usate e genericamente gradite.
Aguglia
Come
accennato è l’esca più usata ed ai fini della praticità,
risulta anche la più comoda. L’aguglia, normalmente, si
cattura trainando sui 4/5 nodi e usando canne molto sensibili
ad azione di punta, abbinate a mulinelli caricati con monofilo
dello 0,18/0,20. Si innescano esche naturali come il lombrico
di terra, il coreano, la striscia
dell’aguglia stessa, il lardo del prosciutto
eccetera. Alla lenza madre si collega tramite una girellina
che passi agevolmente negli anelli della canna, un finale
dello 0,16/0,14 lungo due metri circa, terminante con due
ami del 7/8, legati ad una distanza di un paio di centimetri
l’uno dall’altro.