PESCA DA TERRA




Pescare sopra i fondali rocciosi offre grandi possibilità di fare buoni carnieri. L’importante è sapere bene a cosa si va incontro e adeguare tecnica e strategia all’habitat.

Testo e foto di Alessandro Carraresi

pesso in queste pagine abbiamo trattato gli aspetti fondamentali della pesca da terra in relazione all’ambiente marino in cui ci troviamo ad operare e che può presentarsi in vari modi: posidonia, sabbia, misto scogli eccetera. In questo articolo parleremo dei fondali rocciosi, indubbiamente i più prolifici di vita animale e vegetale, ma che forse creano anche i maggiori problemi di ordine tecnico. Il fondale marino che tratteremo si presenta normalmente in due modi: con roccia a ciottoli lisci più o meno grandi e scogli coperti di alghe, tipici delle nostre scogliere naturali. Chi conosce questi litorali sa bene le problematiche a cui va incontro, per primo l’incaglio del piombo o dell’amo oppure l'esca che si cela tra gli scogli uscendo così dalla vista del pesce. Ma chi decide di affrontarle è consapevole che in determinate stagioni e in particolari situazioni, le prede più pregiate si trovano proprio in quei tratti di mare. Vediamo dunque le differenti soluzioni da adottare per la pesca comune a fondo, quella in buca e quella a lancio; va da sé che anche la pesca con il galleggiante è praticabile e non richiede particolari strategie tecniche. E’ sufficiente una buona regolazione della profondità con il galleggiante. Ma di questo ne riparleremo successivamente.

SULLA ROCCIA: LE PIU' BELLE PREDE DEL SOTTOCOSTA

Pesca a fondo classica
E' una delle tecniche più diffuse e la si effettuata lanciando in prossimità della scogliera sommersa. La canna ideale è una da beach ledgering di potenza compresa tra i 20 e i 70 grammi abbinata ad un mulinello di dimensioni medie imbobinato com monofilo dello 0.25. Come finale adotteremo quello ad un solo amo, in alternativa è valido anche quello con 2 montati a bandiera a mo’ di pater-noster eventualmente con piombo a perdere: per realizzarlo basterà uno spezzone di monofilo del diametro dello 0,20/0,25, al quale legheremo i due braccioli di circa 15 centimetri, distanziati l'uno dall'altro di 30 centimetri circa. Il piombo oscillerà tra i 10 e i 30 grammi, legato a circa 30 centimetri dall'amo inferiore. Per tale tecnica è senza dubbio da preferire l’uso di esche come la polpa di gambero o meglio ancora i vermi di mare, essendo le nostre prede rappresentate in maggioranza da labridi come donzelle e tordi, da gobidi come ghiozzi e da serranidi come perchie e sciarrani.


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