In una tecnica poco convenzionale ogni regola
è aperta è l’inventiva può aprire nuovi scenari. Pescando
a ridosso del gradino di risacca, o a poche decine di metri
dalla nostra postazione, la zona di lavoro delle nostre
esche potrà essere facilmente raggiunta con il lancio di
alcune palle di pastura a base di sarda che richiameranno
in zona anche i pesci più diffidenti. Creeremo così un pascolo
“artificioso” che ci garantirà costanti catture durante
tutto l’arco della battuta.
Il sospettoso assaggio
La mormora ha un approccio all’esca molto placido, e anche
l’abboccata spesso non è mai evidente, anche se ad un’attrezzatura
come sopra descritta, niente passa inosservato. Il recupero
che ne segue, è abbastanza divertente, l’unico rischio sono
le slamature, ma procedendo con la dovuta calma, e senza
foga, riusciremo a spiaggiare anche gli esemplari allamati
in modo estremamente precario come quelli, per intendersi,
dove l’amo si va a conficcare in una “pulce” di sabbia precedentemente
ingoiata anziché nel palato.
Granchi…
un problema irrisolvibile
Parlando di granchi, si
sono utilizzati gli stratagemmi più ingegnosi per sopperire
alla loro deleteria attività. Vedi flotter, piccoli
spezzoni di multifibra ecc... Alcune considerazioni
statistiche però, evidenziano che quando vi sono i granchi
in attività le catture di mormore sono molto sporadiche,
anche perché la presenza dello sparide esclude quella
del crostaceo, quindi se vi è la possibilità un consiglio
è quello di cambiare postazione. E’ antipatico, si può
perdere del tempo, ma sicuramente il disagio di spostarsi
è minore a quello di (non) rimanere in pesca con la
speranza e l’incertezza dell’integrità delle esche.
Non considerando che spesso i pesci che si riescono
ugualmente ad allamare in queste circostanze, rompono
la lenza all’altezza dell’amo, dove magari il filo era
stato precedentemente danneggiato.