Rappresentante per antonomasia del surfcasting
mediterraneo, la mormora rimane la preda in assoluto più
insidiata. Molto si è scritto è si è detto sul suo conto,
ma la sua cattura spesso è legata a soluzioni tecniche non
del tutto scontate. Vediamo di capire perché.
iffuso
lungo tutte le nostre coste, questo sparide ha imparato
con gli anni a schivare ami e lenze. La sua cattura spesso
è subordinata alle capacità tecniche di lancio; non ha caso
le distanze di pascolo spesso si trovano oltre i fatidici
100 metri, ma non sempre è così, anzi, spesso è il sottoriva
a regalare le catture più belle, specialmente in quelle
spiagge con fondali con una buona profondità vicino alla
battigia.
Incessantemente alla ricerca di cibo nel substrato sabbioso,
la mormora setaccia ogni centimetro del fondo. La sua dieta,
com'è noto, è costituita prevalentemente da vermi,
ma chi la conosce a fondo sa chealtre esche a lei gradite
non mancano.
Non solo vermi
Gli usi comuni, pongono l’arenicola al primo posto, seguita
da altri tipi di anellidi come coreano, americano e muriddu.
Gli esemplari più grandi si lasciano volentieri sedurre
anche dal cannolicchio fresco, o da un bel rosso fasolare.
BERNARDO
L’EREMITA SULLE STRISCE
NON PASSA
Un’esca micidiale, ben nota in altre tecniche,
è rappresentata dalla sacca ventrale dei grossi paguri catturati
con le reti e reperibili sui banchi di alcune pescherie.
La sua efficacia non teme confronti nemmeno
al cospetto della blasonata e insostituibile arenicola.
Va innescata a calza facendola scorrere sull’amo, assicurandola
successivamente al bracciolo con qualche giro di filo elastico.
La laboriosità dell’innesco e la difficoltà di reperimento
verranno ripagati dai risultati che convinceranno anche
i più scettici.