emp’era
da principio del mattino… e te tu te
ne vai, col tuo mezzo chilacchietto di brulicanti bigattini,
in quel posticino lì sul porticciolo, dove te tu
ci vai sempre, appena puoi, e l’ultima volta ci sei andato
anche che veniva giù il ben di Dio di acqua gelida sulla
tua incerata. La Dea della pesca era lontana, quell’ultima
volta, ma te tu invece eri lì, imperterrito, da solo,
a “goderti” il freddo, il buio e il vento; reietto d’ogni
buona ventura.
SPUNTA
QUEL GIORNO, POI, CHE...
Spunta quel giorno,
poi, che qualcuno tira giù la statua del “generale inverno”
ed in quel vuoto contro il cielo appare l’alba; e te
tu sei ancora una volta lì, anche in leggero ritardo,
che hai appena lanciato la lenza in acqua, spolverandone
la superficie con una fiondata di bigattini. Non piove,
non fa freddo. La poca luce avanza incerta in ogni direzione,
troppo poca per dare certezze di colori e di masse, se non
per grandi volumi. Quello che cerchi invece di distinguere,
sull’acqua, è quel cilindretto che s’illumina di suo, a
crocchiarlo tra i diti, e che siccome te tu l’hai crocchiato
la sera prima, trascorse ormai diverse ore (duranti le quali
ha illuminato senza costrutto un angolo del soggiorno) la
sua potenza illuminante s’è di molto ridotta, e te tu
non lo vedi.