Sua maestà ricciola invece, una volta convinta
ad attaccare,
e non è facile, non va per il sottile, spalanca le fauci
e dalla testa afferra con le possenti mascelle la preda
trattenendola con forza.
La canna si inarcherà paurosamente e una tempestiva e potente
ferrata è indispensabile per far penetrare gli ami nel duro
apparato boccale del carangide.
Quello che segue -se l’inganno non viene riconosciuto regalandoci
un’esca malconcia e scartavetrata e i grossi ami hanno fatto
buona presa- è un’altra storia… sicuramente da raccontare.
Anche le lecce hanno lo stesso comportamento e malgrado
la loro bocca sia un po’ più piccola, tendono a piegare
in due le prede. Ma generalmente vale lo stesso discorso.
SENZA
VIA DI SCAMPO CHI
IMBOCCA QUELLA PORTA
Lucci o veri barracuda? Tutti
e due!
Lo sfirenide è presente in due specie distinte, e sta diventando
insieme al serra, il terrore del sotto costa.
Lo sanno bene le occhiate e tutti gli altri pesci “estivi”
che si fanno notare per la loro pseudo-assenza, intenti
come sono a salvare la pelle prima di pensare a mangiare.
Il suo modo di attaccare è un mix tra dentice e serra, morsi
e attacchi in coda a mutilare. Anche in questo caso esche
e ami piccoli possono diminuire gli scippi.