Ogni predatore, grande o piccolo che sia,
ha le proprie strategie d’attacco, conoscerle a fondo può
essere una carta importante da giocare a nostro favore nelle
condizioni più difficili.
a
differenza tra predatore e preda, valicato il confine della
pura forza, si gioca sul piano della tattica e dell’astuzia.
Gli istinti portano quindi alla luce molte di queste doti,
ma evidenziano un limite che fatalmente stravolge i ruoli:
l’abitudinarietà. E’ proprio questo che rende vulnerabile
e preda anche il più spietato cacciatore. E qui che entra
in gioco l’intelligenza del pescatore uomo, che sfruttando
questa umanissima dote, anticipa e prevede l’istinto per
giocarsi tutto in un rito che si ripete in scenari ogni
volta nuovi, diversi, ma tremendamente simili… da sempre,
e anche se il risultato è terribilmente incerto, le probabilità
di essere al posto giusto nel momento giusto e nel modo
giusto, aumentano in maniera proporzionale alla nostra esperienza
e al nostro senso dell’acqua. Ad ognuno il suo… modo di
attaccare Di maestosi pesci, fortunatamente, il nostro Mediterraneo
è ancora ricco e, pur non reggendo il confronto con le zone
tropicali, c’è sempre la possibilità di realizzare dei colpacci
a spese dei pesi massimi che scorazzano indisturbati anche
sotto costa. I migliori risultati però, si raggiungono nella
sapiente valutazione dei particolari, specialmente adeguando
attrezzature ed azioni di pesca alle prede che maggiormente
potrebbero capitare in quel determinato momento e in quel
determinato luogo, comportandoci di conseguenza, specialmente
negli inneschi e negli attimi successivi l’attacco.
DENTI STRETTI PREDA
IMMOBILIZZATA
I dentici (a
destra l'apparato boccale di un grosso esemplare),
pur non essendo tra i combattenti più tenaci, sono prede
ambitissime e tecniche, capaci di attaccare le esche senza
rimanerne allamati. Il loro apparato boccale, capolavoro
terrificante di estetica, la dice lunga sull’indole di questi
sparidi. Il dentice attacca l’esca aggredendola nei pressi
della testa, reiterati morsi prima di afferrarla e in fuga
cercare di ingoiarla. Durante questi istanti, spesso si
rende conto dell’inganno e tende immediatamente a sputare
l’insidia; in questo caso esca e ami di dimensioni contenute
potrebbero fregarlo sul tempo. Questo suo modo di aggredire
si trasmette sulla canna con colpi secchi che ne fanno sussultare
il cimino, non conviene mai ferrare in questi frangenti,
ma attendere a bobina libera la filata del pesce con l’esca
saldamente tra le fauci. Solo allora va posizionata la leva
sullo strike e va effettuata una decisa ma non irruenta
ferrata, sperando che nel frattempo la bontà del terminale
abbia fatto il resto.