TRAINA


Ogni predatore, grande o piccolo che sia, ha le proprie strategie d’attacco, conoscerle a fondo può essere una carta importante da giocare a nostro favore nelle condizioni più difficili.

Testo di Domenico Craveli - foto di D. Craveli e R. Fanelli

a differenza tra predatore e preda, valicato il confine della pura forza, si gioca sul piano della tattica e dell’astuzia. Gli istinti portano quindi alla luce molte di queste doti, ma evidenziano un limite che fatalmente stravolge i ruoli: l’abitudinarietà. E’ proprio questo che rende vulnerabile e preda anche il più spietato cacciatore. E qui che entra in gioco l’intelligenza del pescatore uomo, che sfruttando questa umanissima dote, anticipa e prevede l’istinto per giocarsi tutto in un rito che si ripete in scenari ogni volta nuovi, diversi, ma tremendamente simili… da sempre, e anche se il risultato è terribilmente incerto, le probabilità di essere al posto giusto nel momento giusto e nel modo giusto, aumentano in maniera proporzionale alla nostra esperienza e al nostro senso dell’acqua. Ad ognuno il suo… modo di attaccare Di maestosi pesci, fortunatamente, il nostro Mediterraneo è ancora ricco e, pur non reggendo il confronto con le zone tropicali, c’è sempre la possibilità di realizzare dei colpacci a spese dei pesi massimi che scorazzano indisturbati anche sotto costa. I migliori risultati però, si raggiungono nella sapiente valutazione dei particolari, specialmente adeguando attrezzature ed azioni di pesca alle prede che maggiormente potrebbero capitare in quel determinato momento e in quel determinato luogo, comportandoci di conseguenza, specialmente negli inneschi e negli attimi successivi l’attacco.

DENTI STRETTI PREDA IMMOBILIZZATA


I dentici (a destra l'apparato boccale di un grosso esemplare), pur non essendo tra i combattenti più tenaci, sono prede ambitissime e tecniche, capaci di attaccare le esche senza rimanerne allamati. Il loro apparato boccale, capolavoro terrificante di estetica, la dice lunga sull’indole di questi sparidi. Il dentice attacca l’esca aggredendola nei pressi della testa, reiterati morsi prima di afferrarla e in fuga cercare di ingoiarla. Durante questi istanti, spesso si rende conto dell’inganno e tende immediatamente a sputare l’insidia; in questo caso esca e ami di dimensioni contenute potrebbero fregarlo sul tempo. Questo suo modo di aggredire si trasmette sulla canna con colpi secchi che ne fanno sussultare il cimino, non conviene mai ferrare in questi frangenti, ma attendere a bobina libera la filata del pesce con l’esca saldamente tra le fauci. Solo allora va posizionata la leva sullo strike e va effettuata una decisa ma non irruenta ferrata, sperando che nel frattempo la bontà del terminale abbia fatto il resto.


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