PESCA DA TERRA


Il dizionario Zingarelli attribuisce sette significati al vocabolo buca, ma, i curatori, si scordano un'accezione fondamentale: prendere o dare buca cioè saltare un appuntamento facendo aspettare o aspettando inutilmente una persona.

Testo di Paolo Simoni - foto di P. Simoni e D. Craveli

gni anno, quando la pasqua capita “alta”, porto (costringo) la famiglia a riaprire la casa al mare. Nient’altro mi attira e boccio, cavillando con arguzia, anche la più piacevole delle proposte alternative. La voglia di pesca è troppa. Del resto i tre mesi precedenti, generalmente, sono così trascorsi.
Gennaio
: revisione dei mulinelli (oliatura ed ingrassatura, cambio delle viti ossidate e dei fili in bobina) e del guadino (controllo della rete e dell’impanatura delle boccole).
Febbraio: smontaggio e pulizia delle canne bolognesi con controllo e rilegatura degli anelli (mamma, grazie per le telefonate che puntualmente mi facevi quando stavo per tirare il nodo della legatura, vanificando venti minuti di lavoro certosino.)
Marzo: il mese dei multipli; 1 pesce, 2 ore di pesca, 4 giorni d’aspirina, 8 di raffreddore ecc. ecc.

E' LO SCIROCCO CHE DECIDE PER LA VITTORIA O LA SCONFITTA


Si parte il venerdì mattina e i 4/5 dei passeggeri della macchina hanno l’umore in perfetta sintonia con il venerdì santo. I miei tre ragazzi ardono dal desiderio di passare le vacanze di Pasqua nella mia casetta isolata in riva al mare e giocano nervosamente con il telefonino, mia moglie è animata dallo stesso sentimento ed entusiasta di riaprire la casa umida, pervasa da un diffuso odore di chiuso e muffa, abbandonata ad ottobre. Io sono eccitato, da tre giorni, in modo incredibile. Ho consultato con perseveranza pag.710 e pag.716 del televideo alla ricerca di lumi sulla situazione atmosferica. Le previsioni indicavano l’arrivo di una bassa pressione con vento da sud sud-ovest, ed io, la mattina seguente, sarei stato puntuale all’appuntamento. Qualunque battuta o scherzo non sdrammatizza la tensione che impregna l’aria ed aumenta il malumore dell’equipaggio. “Va bene, domani pomeriggio rientriamo in città.”

Bip… bip… bip… 5,30 del mattino.
La sveglia mi coglie nel pieno del sonno. Non ho dormito fino alle due, eccitato al pensiero dell’asta del galleggiante che affonda nell’azzurro del mare. Riprendo lentamente conoscenza. Nessun rumore di vento. Arrivo alla macchina e, toccando lo sportello, una maligna scarica elettrostatica mi conferma che non c’è traccia di scirocco. Arrivando al molo in riva al mare mi trovo di fronte ad una distesa d’acqua trasparente ed immobile. Lo scirocco mi aveva dato buca e cominciano i miei errori.


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