Il dizionario Zingarelli attribuisce sette
significati al vocabolo buca, ma, i curatori, si scordano
un'accezione fondamentale: prendere o dare buca cioè saltare
un appuntamento facendo aspettare o aspettando inutilmente
una persona.
gni
anno, quando la pasqua capita “alta”, porto (costringo)
la famiglia a riaprire la casa al mare. Nient’altro mi attira
e boccio, cavillando con arguzia, anche la più piacevole
delle proposte alternative. La voglia di pesca è troppa.
Del resto i tre mesi precedenti, generalmente, sono così
trascorsi.
Gennaio: revisione dei
mulinelli (oliatura ed ingrassatura, cambio delle viti ossidate
e dei fili in bobina) e del guadino (controllo della rete
e dell’impanatura delle boccole). Febbraio: smontaggio
e pulizia delle canne bolognesi con controllo e rilegatura
degli anelli (mamma, grazie per le telefonate che puntualmente
mi facevi quando stavo per tirare il nodo della legatura,
vanificando venti minuti di lavoro certosino.) Marzo: il mese dei multipli;
1 pesce, 2 ore di pesca, 4 giorni d’aspirina, 8 di raffreddore
ecc. ecc.
E'
LO SCIROCCO CHE DECIDE
PER LA VITTORIA O LA
SCONFITTA
Si parte il venerdì mattina e i 4/5 dei passeggeri
della macchina hanno l’umore in perfetta sintonia con il
venerdì santo. I miei tre ragazzi ardono dal desiderio di
passare le vacanze di Pasqua nella mia casetta isolata in
riva al mare e giocano nervosamente con il telefonino, mia
moglie è animata dallo stesso sentimento ed entusiasta di
riaprire la casa umida, pervasa da un diffuso odore di chiuso
e muffa, abbandonata ad ottobre. Io sono eccitato, da tre
giorni, in modo incredibile. Ho consultato con perseveranza
pag.710 e pag.716 del televideo alla ricerca di lumi sulla
situazione atmosferica. Le previsioni indicavano l’arrivo
di una bassa pressione con vento da sud sud-ovest, ed io,
la mattina seguente, sarei stato puntuale all’appuntamento.
Qualunque battuta o scherzo non sdrammatizza la tensione
che impregna l’aria ed aumenta il malumore dell’equipaggio.
“Va bene, domani pomeriggio rientriamo in città.”
Bip… bip… bip… 5,30 del mattino.
La sveglia mi coglie nel pieno del sonno. Non ho dormito
fino alle due, eccitato al pensiero dell’asta del galleggiante
che affonda nell’azzurro del mare. Riprendo lentamente conoscenza.
Nessun rumore di vento. Arrivo alla macchina e, toccando
lo sportello, una maligna scarica elettrostatica mi conferma
che non c’è traccia di scirocco. Arrivando al molo in riva
al mare mi trovo di fronte ad una distesa d’acqua trasparente
ed immobile. Lo scirocco mi aveva dato buca e cominciano
i miei errori.