TRAINA


Per nostra fortuna delle stupende aguglie non hanno tardato ad allamarsi e una volta salpate le abbiamo slamate in maniera accurata evitando di danneggiarle per non compromettere le loro funzioni vitali, quindi le abbiamo immesse delicatamente nella vasca del vivo posizionata a poppa dell’imbarcazione. Per quanto riguarda la vasca del vivo è importante che abbia alcune caratteristiche che le permettano di mantenere le esche in perfette condizioni. Prima di tutto deve avere una grossa capienza d’acqua e non deve essere trasparente perché, come ci dice Mauro, la trasparenza del contenitore impedirebbe ai pesci catturati di tranquillizzarsi inducendoli a nuotare in maniera frenetica rischiando di sbattere contro le pareti e conducendoli quindi ad uno stato vitale molto precario che potrebbe compromettere la battuta di pesca stessa. Mi preme sottolineare anche che la vasca del vivo dovrà essere ossigenata in maniera continua sia tramite un ossigenatore, sia con una pompa di ricircolo pescante direttamente dall’acqua di mare. Niente dovrà essere trascurato soprattutto nella la traina con il vivo, dove l’esca gioca un ruolo di primaria importanza.

OSSERVAZIONE DELL'AMBIENTE E DELLA SUPERFICIE MARINA



Dopo aver catturato le aguglie, in meno in meno di mezz’ora di traina, ci siamo subito recati in una zona di pesca frequentata, secondo Mauro, da grossi predatori come lecce, ricciole e serra di grandi dimensioni. Ma prima di iniziare la vera e propria battuta di pesca Mauro si è messo a scrutare la zona di pesca. Come un falco che punta l’orizzonte il nostro campione cercava quel movimento d’acqua o quella cacciata di un predatore che potesse indicargli il punto giusto dove calare l’esca. Abbiamo navigato per circa un miglio osservando continuamente la superficie del mare poiché Mauro era sicuro che in quelle condizioni, mare estremamente calmo e acque cristalline, sarebbe stato possibile individuare la zona ideale dove iniziare. E cosi è stato… A circa trecento metri dalla barca, un movimento lo insospettisce. Ecco le bollate! Questo è il primo sintomo che conduce al successo. Subito prende la prima aguglia e cautamente la innesca su un terminale d’acciaio da trenta libbre precedentemente preparato. Mauro inserisce l’amo trainante nel becco mentre quello catturante sotto pelle nei pressi della pinna caudale in posizione ventrale. Come filo madre da montare sul mulinello utilizza uno 0,35- 0,40 senza scendere mai al di sotto, poiché potrebbe essere controproducente e a tutto vantaggio dei grandi predatori. A differenza di altri pescatori, è un grande sostenitore della montatura a due ami: uno trainante e uno catturante per permettere all’aguglia un movimento naturale e una resistenza più duratura nel tempo.


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