Dopo il primo nostro scritto che ha voluto
riportare indietro con la memoria cosa si voleva intendere
con il termine surf casting, è necessario che ci diamo
insieme delle coordinate che ci consentano una maggiore
comprensione.
otremmo
dire “Paese che vai surf casting che trovi”.
Se siete stati attenti lettori di quanto è stato nella
nostra sfera di interessi pubblicato sui vari campionati
del mondo di specialità, vi renderete conto che si passa
dalle prove effettuate dalle dighe esterne di qualche
porto -campionato del mondo in Spagna- o da dighe di cemento
-Belgio- o di una prova dirottata all’interno di una grossa
foce fluviale in Portagallo. E sapete in Portogallo quali
sono stati spesso i pesci vincenti? Parliamo di oceano,
sia ben chiaro, ma i pesci sono stati muggini e mormore.
E probabilmente in Francia storcerebbero un po’ il naso
per il divieto imposto dal regolamento internazionale
per l’uso di artificiali magari siliconici.. e così di
seguito. Allora noi intenderemo per surf casting tutta
la pesca a fondo praticata da una riva sabbiosa escludendo
sofismi tipo beach ledgering o cose simili.
PRONTI
AD AFFONTARE QUALSIASI
SITUAZIONE
Il surf potrà
essere praticato con diverse classi di attrezzi,
rivolta a pesci di taglia molto differente a mare completamente
piatto o durante la mareggiata perfetta; del resto per
analogia non è forse traina quella ai tonni o ai marlin
ma anche quella ad occhiate e sugarelli? Allora smettiamolo
di dividere i frequentatori della spiaggia in “veri surfcaster”
e “beachettari”. A mio parere , al di là delle scelte
personali non c’è una disciplina, una condizione che dia
maggiore dignità… anzi credo che dovremmo essere preparati
a saper affrontare qualsiasi situazione impostando la
battuta su ciò che il mare in quel momento può elargire
e non su quanto noi vorremmo fosse disponibile all’abboccata.
Avete mai provato la libidine di una mormora magari da
3 o 4 etti catturata su una superlight con filo in bobina
del 14, finale del 12 e piombetto da 30 grammi? Nel recupero
avvertirete ogni movimento, ogni pulsazione del pesciotto
cosa che una canna più potente avrebbe trasformato in
un sordo e scontato recupero. Ma ciò non sminuisce magari
quell’unico pesce strappato al mare proprio nei pressi
della prateria di posidonia posta a 150, 160 metri. E
noi con la nostra cocciutaggine, con muscoli e testa a
far pendolare quel piombo affinché depositi la nostra
esca a distanze spesso solo nominati ma tostissime da
raggiungere. O ancora quante
volte la nostra stessa RIP ha lavorato a soli 10 metri
proprio nel cavo di risacca ad insidiare la grossa spigola
di passaggio.