I gamberi
più grossi, sempre vivi e pimpanti, si innescano
passando l'amo
dal dorso verso il ventre e dal davanti al dietro nel penultimo
segmento della coda (il telson). Per al pesca si usa una canna
fissa lunga quattro o cinque metri. La lenza è composta da
un buon nylon dello 0,12-0,15 terminante con un amo cromato
diritto del numero 13-10 (una misura più grande ucciderebbe
il gambero facendogli perdere il suo potere attirante). Ii
galleggiante deve essere affusolato da 1,50 grammi e la zavorra
è composta da una torpila da un grammo, fermata 50 centimetri
sopra l'amo.
Infine la misura da dare alla lenza deve essere quella bastante
a trattenere il gambero a poca distanza sopra il fondo, mantenendolo
però sempre staccato da questo, per evitare che si attacchi
e si nasconda. Se i pesci non abboccano durante le passate
eseguite dal sughero in deriva (ci sarà sempre un minimo di
corrente), conviene mettere in movimento l'esca tirando lateralmente
la lenza in modo che il gambero risalga per una trentina di
centimetri, poi si rilascia e si ritira di nuovo, insistendo
in questa azione fino a che le spigole, già eccitate dai gamberetti
del brumeggio, non inizino ad abboccare.
Prima di ferrare, conviene attendere che il galleggiante sia
affondato lentamente di circa mezzo metro. In genere la spigola
non offre molta resistenza al recupero però si deve evitare
che si diriga subito verso il largo, cercando di tagliare
il filo con la spina che possiede sul margine dell'opercolo.
Se il tentativo va a buon fine, in genere si può portare la
preda tranquillamente fin dentro il guadino preparato per
l'occasione.