PESCA DA TERRA


Dopo aver valutato che la zona di pesca scelta sia veramente sicura e non soggetta all’azione della furia del mare, ci recheremo nella postazione con una canna bolognese di almeno cinque metri, portando con noi il minimo necessario. La montatura dovrà essere sinonimo di semplicità! Imbobineremo il mulinello con un monofilo dello 0,20 e come galleggiante opteremo per il Bravo, un modello da cinque grammi a forma sferica. Non facciamoci impressionare dalla sua grandezza, con il mare che affronteremo, sarà come pescare con una piuma. Inseriremo il galleggiante nel filo madre, dopodiché prenderemo una torpilla da quattro grammi e la fisseremo tramite due piombini del cinque a circa trenta centimetri dall’amo.
L’esigua distanza che c’è fra amo e torpilla potrebbe far pensare ad una influenza negativa per la battuta. Sbagliato! La montatura che stiamo costruendo sarà in perfetta simbiosi con le condizioni meteo marine che affronteremo. Il calamento sarà completato da una torpilla del quattro e un amo del dieci legato ad un monofilo mai inferiore allo 0,16, perché potrebbe capitare di dover forzare il pesce fino a riva ed a volte salparlo senza l’utilizzo di un guadino. Adesso non ci rimane altro che parlare dell’esca. Anche in questo caso non occorre andare per il sottile: un bel tocchetto di sarda o anche dei gamberi di buone dimensioni saranno perfetti, l’esca dovrà essere però freschissima e trasportata sul luogo di pesca integra e in perfette condizioni. In conclusione possiamo affermare che, voltare le spalle al mare in qualunque periodo dell’anno è da perdenti perché chi lo affronta con cognizione e criterio raccoglierà sicuramente i suoi “guizzanti” frutti.

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