TRAINA


Nelle giornate di bonaccia, tipiche dei mesi estivi, quando i pesci sono molto limitati nei loro spostamenti, soltanto un’azione mirata a stretto contatto con il fondo può risolvere situazioni spesso senza storia.

Testo e foto di Domenico Craveli

uando le correnti latitano e il mare diviene uno stagno immobile, “acciuffare” qualche bel pesce anche con l’efficace traina con il vivo, diviene un’impresa ardua.
Soltanto cercando i predatori a stretto contatto con il fondo le nostre possibilità di cattura aumentano notevolmente, ma per fare questo bisogna avere padronanza della tecnica e conoscere a fondo le attrezzature e il comportamento in acqua delle esche da noi utilizzate, vive o morte che siano.

 

L’ATTREZZATURA CHE FA LA DIFFERENZA


Per pescare nella certezza che le nostre esche siano sempre radenti, è necessario possedere innanzitutto un buon ecoscandaglio che ci aiuti in maniera chiara ad identificare con precisione sia il tipo di fondale che l’esatta profondità. Prima di metterci in pesca, bisogna verificare che il trasduttore sia posizionato in maniera perfetta e parallela, perché le inclinazioni, anche se minime, possono falsare il valore riportato, oppure in casi estremi, al non rivelamento costante a seconda della velocità della barca. Il complesso pescante dovrà essere assortito e in grado di assolvere a diverse tipologie di situazioni. Per pescare su batimetriche intorno ai 25/30 metri, potremo utilizzare canne stan-up con range di potenza 12/20 o 20/30, a seconda della taglia media delle prede presenti. Spostandoci su fondali più consistenti, una canna con maggiore riserva di potenza, potrebbe tornarci utile con i pesci più grossi. Una 20/50 lbs ad esempio, ma anche in questo caso una 20/30, potrebbe rappresentare il giusto compromesso di leggerezza e potenza.

 


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