La continua ricerca di nuove soluzioni tecniche
ha portato a modificare il metodo del piombo guardiano permettendo
di confrontarsi con i grandi predatori, anche nelle situazioni
più svantaggiose quali la grande profondità.
a
traina con il piombo guardiano che è di chiara derivazione
professionale, fu ideata per la pesca alle ricciole e ai
dentici, dai pescatori (probabilmente di Ponza) che utilizzavano
lenze a mano di diametro non inferiore ad un millimetro
e con zavorre da oltre un chilo il tutto ricavato da recuperi
in mare.
Tale tecnica è stata in seguito perfezionata dagli sportivi,
che l’hanno trasformata in uno dei migliori metodi d’affondamento
delle esche naturali.
CINQUECENTO
GRAMMI PER RAGGIUNGERE
CINQUANTA METRI
La prima cosa a variare è stata la zavorra, scesa immediatamente
a 500 grammi, di conseguenza anche le lenze in bobina si
sono adeguate stabilizzandosi intorno alle 30 libbre. Ed
è stata proprio la ricerca di continue novità per stimolare
i predatori ad attaccare le esche che ha portato ad un ulteriore
alleggerimento delle attrezzature, dando vita ad una tecnica
innovativa. Tutto ciò nasce anche dall’attenta osservazione
comportamentale dei predatori marini; si è rilevato ad esempio
che alcuni di essi considerati pelagici, non effettuavano
invece considerevoli spostamenti durante l’inverno e la
primavera, bensì, rimanevano nelle stesse acque, sportandosi
semplicemente in zone più profonde, dove l’acqua subisce
minori variazioni di temperatura. I primi pesci ad essere
tentati con la traina profonda nelle stagioni invernale
e primaverile, furono i dentici. Si scoprì infatti che,
finito il periodo di accoppiamento, questi pesci si riportavano
sulle cigliate delle secche, ma stazionando a profondità
sensibilmente maggiori: tra i 40 ed i 50 metri.