TRAINA


La continua ricerca di nuove soluzioni tecniche ha portato a modificare il metodo del piombo guardiano permettendo di confrontarsi con i grandi predatori, anche nelle situazioni più svantaggiose quali la grande profondità.

Testo e foto di Ros Marino

a traina con il piombo guardiano che è di chiara derivazione professionale, fu ideata per la pesca alle ricciole e ai dentici, dai pescatori (probabilmente di Ponza) che utilizzavano lenze a mano di diametro non inferiore ad un millimetro e con zavorre da oltre un chilo il tutto ricavato da recuperi in mare.
Tale tecnica è stata in seguito perfezionata dagli sportivi, che l’hanno trasformata in uno dei migliori metodi d’affondamento delle esche naturali.

CINQUECENTO GRAMMI PER RAGGIUNGERE CINQUANTA METRI

La prima cosa a variare è stata la zavorra, scesa immediatamente a 500 grammi, di conseguenza anche le lenze in bobina si sono adeguate stabilizzandosi intorno alle 30 libbre. Ed è stata proprio la ricerca di continue novità per stimolare i predatori ad attaccare le esche che ha portato ad un ulteriore alleggerimento delle attrezzature, dando vita ad una tecnica innovativa. Tutto ciò nasce anche dall’attenta osservazione comportamentale dei predatori marini; si è rilevato ad esempio che alcuni di essi considerati pelagici, non effettuavano invece considerevoli spostamenti durante l’inverno e la primavera, bensì, rimanevano nelle stesse acque, sportandosi semplicemente in zone più profonde, dove l’acqua subisce minori variazioni di temperatura. I primi pesci ad essere tentati con la traina profonda nelle stagioni invernale e primaverile, furono i dentici. Si scoprì infatti che, finito il periodo di accoppiamento, questi pesci si riportavano sulle cigliate delle secche, ma stazionando a profondità sensibilmente maggiori: tra i 40 ed i 50 metri.


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