La
strada che dovrà portarci al surf pesante passa
per l'applicazione di tecniche
proprie della canna da riva (a bigattinari!!). Viene utilizzato
un amo relativamente grosso per impedire che l'aguglia ingoi
l'iganno: la slamatura deve essere fatta in un grosso secchio
ossigenato, con mani bagnate sperando che l'amo sia appuntato
nel resistente rostro. Le canne, quelle dedicate alla ricerca
del predatore sono posizionate su tripodi o picchetti, sono
attrezzi robusti centrati su potenze da 150 grammi.
Nell'occasione utilizziamo delle Mini Mad Black e delle
MB 2 della Bad Bass Technology e della Futura e Evoluzione
170 della Italcanna. I mulinelli sono di grossa taglia,
Biomaster GT 7000 (vecchio tipo) e Scepter della Tica. In
bobina uno 0,35 diretto senza parastrappi. Sul filo è preventivamente
montato un robusto moschettone che si accoppia ad una girella
di pari potenza, liberi di scorrere senza intoppi. Alla
fine attraverso un robusto e sicuro aggancio è montato un
piombo da 125 - 150 grammi che arriverà in acqua con un
morbido lancio a 50 - 70 metri.
Catturate quelle 3 - 4 aguglie
necessarie agli inneschi, si corre con il secchio sotto
la canna ed il lungo terminale dello0,50/60 a cui è collegato
uno spezzone di cavetto da 20/30 libbre cu cui sono montate
due ami tipo circle, di cui uno scorrevole, viene infilato
in acqua per l'innesco all'aguglia, uno nel foro anale,
l'altro nel rostro. Per l'occasione utilizziamo i Viper
della Bad Bass che uniscono una buona robustezza ad un filo
non troppo grosso pur non essendo dei circe doc. Entriamo
in mare quanto si può (pochissimo) e con delicatezza immettiamo
il piccolo rostrato in acqua. Ne verifichiamo lo stato e
se è bella pimpante non passerà qualche minuto che allargherà.
Se invece nelle operazioni di innesco l'abbiamo troppo maltrattata,
vedremo che quel moschettone resterà quasi immobile, allora
c'è da rifare tutta l'operazione.