UN'ESCA AL MESE





Chiamata in molti modi, alcuni meritevoli di censura, l’Oloturia, o cetriolo di mare, rappresenta una delle migliori esche da utilizzare in questo periodo.

Testo e foto di Domenico Craveli

ttima per il palamito e nel surfcasting, sa ripagare le difficoltà di reperimento e di preparazione a suon di catture importanti, soprattutto sparidi come orate e saraghi, che non sanno resistere al suo gusto forte.
Appartenente alla famiglia degli echinodermi, come i ricci e le stelle marine, vive su fondali prevalentemente misti, tra la sabbia e la roccia, o nei pressi delle praterie di posidonia, da pochi metri fino ad elevate profondità.

PREPARAZIONE DIFFICILE MA RISULTATI GARANTITI


Ne esistono di diversi specie, ma le più comuni sono la nera e la bianca, anche se quest’ultima colonizza batimetriche più profonde. Per procurarcela, a meno di non trovarla tra le reti di qualche amico pescatore professionista, basterà immergersi e raccoglierla direttamente dal fondo.
L’innesco dell’oloturia riguarda solo la membrana che separa la pelle coriacea e dura dagli organi interni.
Posizionata su una tavoletta andrà sezionata longitudinalmente avendo l’accortezza di privarla delle estremità e, una volta sventrata, procederemo a stenderla. Tolte le viscera fisseremo lo strato così ottenuto con due chiodi sulla stessa per agevolare le operazioni successive.
A questo punto, armati di tanta pazienza, dovremo utilizzare un raschietto per staccare la membrana che ci interessa, dalla dura pelle interna... Questa membrana si presenterà di colore bianco punteggiato di nero e avrà un odore molto forte di mare. Fatto questo la taglieremo in strisce e la innescheremo in diversi modi a seconda della tecnica di pesca.


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