TRAINA



Divenuti sempre più smaliziati, i dentici necessitano di tecniche sofisticate e soprattutto di una mano molto sensibile. Vediamo allora come ottimizzare la traina con il vivo iniziando dalla ricerca e continuando con un sistema che ci permette di ridurre al minimo le possibilità di “cappotto”.

Testo e foto di Riccardo Fanelli

onostante gran parte dei pescatori sportivi continui ad asserire un sistematico ed irreversibile impoverimento dei nostri mari, alcune specie non solo non sono diminuite, ma addirittura hanno incrementato lo stock presente nel Mediterraneo. Una di queste specie è il dentice, che negli ultimi dieci anni si è tranquillamente riprodotto ed ha notevolmente aumentato la propria presenza. Tale predatore infatti non è insidiabile con sistemi di “sterminio di massa” da parte dei professionisti anche se i più arditi hanno ideato delle cianciole specifiche per la sua pesca, ma che comunque non riescono a causare un danno eccessivo.
Come molti ormai sapranno il dentice è un predatore che predilige la fascia d’acqua in prossimità del fondo. Generalmente vive a stretto contatto con il fondo sfruttando gli anfratti e le cigliate per celare la sua presenza ad eventuali prede. Non per questo la sua ricerca deve essere necessariamente effettuata radendo il fondo. Ci sono casi in cui la temperatura dell’acqua è tale da indurre i “nostri” a salire portandoli a vivere e cacciare a mezz’acqua.

PESCI STANZIALI NEI PRESSI DELLE SECCHE



Negli ultimi anni, proprio grazie al surriscaldamento dell’acqua, il dentice non compie più spostamenti considerevoli alla ricerca di temperature costanti, bensì rimane stanziale tutto l’anno nei pressi delle secche, con comportamenti del tutto nuovi ed inattesi. La profondità alla quale si sente maggiormente a proprio agio è compresa tra i 20 ed i 50 metri, ma proprio a causa degli sconvolgimenti atmosferici, lo si trova, senza eccezione di stagione, sia in fondali bassissimi che a profondità superiori ai 100 metri. Questa anomalia comportamentale fa sì che i parametri elaborati in anni ed anni di pesca, non siano più riscontrabili nella pratica e quindi, occorre ritornare al vecchio istinto, partendo da un fedele e sincero partner di pesca: l’ecoscandaglio.


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