TRAINA




Il fantastico universo dei minnow che ha fatto la storia della traina è spesso un labirinto dove è difficile trovare uscita. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza renderlo ancora più splendente e sicuramente più semplice.

Testo e foto di Riccardo Fanelli

a quando il finlandese Lauri Rapala creò il primo artificiale a forma di pesciolino si aprì una nuova era per la pesca sportiva in mare e in acque dolci. I pesciolini o meglio, le imitazioni di pesciolini, nacquero per l’appunto in Finlandia destinati alla pesca a spinning nella acque interne, per catturare i grandi lucci. Conseguentemente, vista la bontà dei risultati, l’applicazione in mare fu l’immediata, con una crescita progressiva dei modelli e delle colorazioni. Il minnow nasce così, da un artigiano pieno di fantasia e passione, che da una barra di balsa riuscì a realizzare un’esca che avrebbe fatto entrare il suo nome nella storia della pesca tanto che in gergo comune la parola Rapala identifica il minnow ancor più del marchio stesso. Il minnow propriamente detto è l’artificiale con forma di pesciolino, paletta stabilizzatrice ed ancorette preposte alla ferrata del pesce. In commercio esistono moltissime varianti, ma in questo articolo ci soffermeremo sulla tipologia menzionata.

UN COLORE E UN MODELLO SU TUTTI: IL TESTA ROSSA


Il corpo del minnow può essere realizzato in balsa o plastica, nel primo caso si avrà un particolare movimento in acqua, nel secondo una maggiore resistenza alle dentature particolarmente affilate. Un buon minnow deve essere armato con ancorette molto resistenti in acciaio o lega leggera, da un solido attacco per la lenza e da una superficie perfettamente levigata e lucida. La prima qualità di un minnow che salta all’occhio di un pescatore è il colore, ovvero, la livrea. All’inizio della storia le livree riprendevano oggettivamente quelle dei piccoli pesci presenti in natura, ma col boom mondiale del prodotto, i pochi colori dei pesci del mediterraneo, slittavano in coda alle varie colorazioni a disposizione. Se analizziamo le possibili similitudini con i nostri pesci infatti, sono ben poche le livree con riferimenti alla realtà. Gran parte dei piccoli pesci del Mediterraneo, preda di quelli più grandi, presentano il dorso bluastro o grigio, i lati argentei ed il ventre bianco. Come parametri possiamo prendere il cefalo, la sarda, la menola e la boga. Ci sono poi pesciolini di fondo come la donzella e la perchia che hanno livree più variopinte, ma mai eccessivamente vivaci. Questo per anni ha stabilizzato la scelta delle colorazioni idonee ai nostri mari, su quattro cinque colori, eliminando a priori tutte la altre possibilità.


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