Il fantastico universo dei minnow che ha fatto la storia
della traina è spesso un labirinto dove è difficile trovare
uscita. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza renderlo ancora
più splendente e sicuramente più semplice.
a
quando il finlandese Lauri Rapala creò il primo
artificiale a forma di pesciolino si aprì una nuova
era per la pesca sportiva in mare e in acque dolci. I pesciolini
o meglio, le imitazioni di pesciolini, nacquero per l’appunto
in Finlandia destinati alla pesca a spinning nella acque
interne, per catturare i grandi lucci. Conseguentemente,
vista la bontà dei risultati, l’applicazione in mare fu
l’immediata, con una crescita progressiva dei modelli e
delle colorazioni. Il minnow nasce così, da un artigiano
pieno di fantasia e passione, che da una barra di balsa
riuscì a realizzare un’esca che avrebbe fatto entrare il
suo nome nella storia della pesca tanto che in gergo comune
la parola Rapala identifica il minnow ancor più del marchio
stesso. Il minnow propriamente detto è l’artificiale con
forma di pesciolino, paletta stabilizzatrice ed ancorette
preposte alla ferrata del pesce. In commercio esistono moltissime
varianti, ma in questo articolo ci soffermeremo sulla tipologia
menzionata.
UN COLORE
E UN MODELLO SU TUTTI:
IL TESTA ROSSA
Il corpo del minnow
può essere realizzato in balsa o plastica, nel primo caso
si avrà un particolare movimento in acqua, nel secondo una
maggiore resistenza alle dentature particolarmente affilate.
Un buon minnow deve essere armato con ancorette molto resistenti
in acciaio o lega leggera, da un solido attacco per la lenza
e da una superficie perfettamente levigata e lucida. La
prima qualità di un minnow che salta all’occhio di un pescatore
è il colore, ovvero, la livrea. All’inizio della storia
le livree riprendevano oggettivamente quelle dei piccoli
pesci presenti in natura, ma col boom mondiale del prodotto,
i pochi colori dei pesci del mediterraneo, slittavano in
coda alle varie colorazioni a disposizione. Se analizziamo
le possibili similitudini con i nostri pesci infatti, sono
ben poche le livree con riferimenti alla realtà. Gran parte
dei piccoli pesci del Mediterraneo, preda di quelli più
grandi, presentano il dorso bluastro o grigio, i lati argentei
ed il ventre bianco. Come parametri possiamo prendere il
cefalo, la sarda, la menola e la boga. Ci sono poi pesciolini
di fondo come la donzella e la perchia che hanno livree
più variopinte, ma mai eccessivamente vivaci. Questo per
anni ha stabilizzato la scelta delle colorazioni idonee
ai nostri mari, su quattro cinque colori, eliminando a priori
tutte la altre possibilità.