Chi ama la pesca dalla barca come traina e bolentino,
dedica la propria attenzione alla cattura delle prede
classiche di queste tecniche, considerando altre specie
solo frutto di casualità. Ma da qualche anno a questa
parte si è proposto all’attenzione dei pescatori un pesce
a dir poco eccezionale, prerogativa nel passato solo dei
pescatori subacquei. Siamo parlando della cernia.
Testo di Riccardo
Fanelli - Foto di R. Fanelli - D. Craveli - A. Costanzo
l’alba
di una mattina di primavera, la temperatura,
pur non essendo ancora quella calda estiva, lascia ugualmente
apprezzare a pieno le prime luci del giorno. E’ il momento
ideale per tentare a traina le grosse spigole in ritardo
con l’evoluzione della stagione o i dentici che dopo i
torpori invernali intensificano la loro attività alimentare.
Si battono le scogliere sommerse con batimetriche comprese
tra i 15 e i 30 metri, e si cerca di far transitare le
nostre esche quanto più possibili vicino al fondo. I pesci
sembrano gradire soprattutto il vivo, non disdegnano il
morto, ma attaccano con notevole foga anche gli artificiali,
forse identificati comre intrusi da allontanare dal proprio
territorio. Calate in mare le lenze, affondate in modo
che sondino gli anfratti più promettenti si mantiene un
andatura costante e una velocità proporzionata al tipo
di esca. Improvvisamente una canna sussulta e poi si flette,
segue una decisa ferrata, la sensazione di un qualcosa
di animato che tira in maniera strana, poi lo slittare
della frizione in modo costante e un secca e sorda resistenza:
incaglio.
GRANDI
O PICCOLE UGUALMENTE
VELOCI E AGGRESSIVE
Si incomincia a
forzare per liberare la lenza, e subito ci
si rende conto che non è il piombo ad essere incagliato.
Con la barca ci si porta sulla verticale e si continua
a lavorare di canna, ma nulla da fare. Tra la fatica,
e l’incredulo sguardo delle barche vicine che ci vedono
armeggiare con una canna piegata all’inverosimile, si
decide di tagliare. Si posa la canna nel suo alloggio
e muniti di guanti si cerca un ultima volta di liberare
l’incaglio.