Le avverse condizioni meteo che stanno affliggendo
il “vecchio stivale” ci impongono di utilizzare degli accorgimenti
in modo tale da ottenere dei risultati più costanti durante
le battute di pesca. Uno in particolare però risalta alla
nostra attenzione; vediamolo insieme.
embra
che finalmente Madre Natura abbia aggiustato un po’ le stagioni,
restituendole al loro ruolo naturale. Siamo d’inverno e
il grande freddo è arrivato e con sé ha portato una serie
di varianti e abitudini alla nostra vita quotidiana a cui
non eravamo più abituati. E come sono cambiate le cose di
tutti i giorni a causa di questa onda gelida polare, anche
nel mondo della pesca, le tecniche si sono dovute adeguare
adeguarsi in relazione alle condizioni climatiche. Quindi,
insieme a sciarpa e cappello tutte le volte che ci recheremo
nei pressi di una scogliera per una battuta di pesca, non
dovremo dimenticare una “particolare” cosa che potrà garantirci
chance in più rispetto a quello che normalmente portiamo
con condizioni climatiche “normali”.
RICHIAMO
OLFATTIVO
AL POSTO DEL RICHIAMO VISIVO
Questa particolarità non riguarda l’attrezzatura
varia, né fili, né montature fuori dalla norma ma solo la
comunissima esca da dover applicare all’amo... Abbiamo voluto
appropriare all’esca l’aggettivo particolare poiché nelle
condizioni climatiche che hanno caratterizzato l’Italia
durante il mese di gennaio con temperature vicino allo zero
anche in riva al mare, per la pesca dalla scogliera con
la bolognese, individuare e quindi adottare l’esca giusta
può trasformare un cappotto in un successo clamoroso. Il
motivo? Presto detto…
Tutti gli invertebrati in natura aumentano il proprio metabolismo
con l’innalzarsi della temperatura; questo crea in loro
un aumento del movimento -quello stesso movimento- che caratterizza
per la sua particolarità alcune esche che siamo soliti utilizzare.