L’orata non è sofisticata
nei gusti, mangia di tutto, ma avere l’esca più
gradita, nel posto
giusto al momento giusto, potrebbe trasformare una disfatta
in una pescata memorabile. Sulla
sabbia ottimi americano, bibi, cannolicchi e fasolari,
sul misto ancora bibi, ma anche il granchio nero di scoglio,
innescato rigorosamente vivo, si è rivelato micidiale. Ottimi
nei settori dove vi sono scogli, anche i murici e le cozze.
SILENTE
ASSAGGIO & DIETA
MEDITERRANEA
L’abbocata dell’orata, specie se le esche
sono distanti non oltre i 70 metri, è un qualcosa
da far tremare canna, picchetto e gambe del pescatore, ma
queste sono reazioni del pesce allamato. Questo vuol dire
che a meno di irruenti e sprovveduti esemplari, l’orata,
specie di grossa “cilindrata” ha un approccio all’esca molto
circospetto. L’esca viene infatti
assaggiata, spostata di qualche metro, e poi ingoiata,
o se coriacea riceverà l’onore di essere triturata dalle
possenti mascelle. Se il pesce incontra resistenza in questi
momenti, sputa e desiste. Uno stratagemma è quello di lasciare
le canne molto in bando, senza mettere in tensione la lenza.
L’abboccata, se ci sarà, sarà ugualmente evidente. In alcuni
casi, con pesci molto smaliziati potrà tornare utile lasciare
totalmente l’archetto aperto, e aspettare così la filata
del pesce. Una regola è quella
di non spostarsi mai dalle canne, i pesci non
“aspettano” altro… per abboccare e slamarsi.