La pesca all’inglese in riva al
mare si qualifica una tecnica da privilegiare in molte occasioni.
Ma per le migliaia di appassionati che tutti i giorni in
qualunque stagione frequentano le nostre coste, occorre
una sola grande dote: la pazienza.
Testo e foto di Massimo Cerino
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noia portarsi dietro una canna divisa in tre
pezzi, per giunta piena di anellini scorrifilo alquanto
delicati, che sembrano non desiderare altro che farsi trovare
spezzati o storti al momento di montare l’attrezzo. In
questa riflessione si scorgono subito i due principali difetti
della canna all’inglese, vale a dire la struttura
non telescopica ma ad innesti e la presenza ridondante di
anelli che, mentre in una “bolognese” di cinque metri sono
sei, qui si va per i diciotto, in solo quattro metri e venti
di lunghezza. A questo punto abbiamo accennato anche al
terzo difetto: spesso è un po’
corta per pescare dagli scogli. Ecco che è facile
capire perché in moltissimi usano una nostrana “bolognese”
di cinque metri e ci pescano “all’inglese”, noncuranti dello
“stile” che viene a mancare.
ENGLISH
STYLE PESCARE CON
CLASSE IN OGNI STAGIONE
Pescando nel vento
In definitiva a questo servirebbe tutto l’armeggio ànglico,
a rendere la vita accettabile a chi pretende di pescare
anche quando c’è vento e sicuramente, in tale occasione,
un metro in meno di canna non dispiace, benché essere dotati
d’un attrezzo corto, in generale, non è una cosa vista di
buon occhio, alle nostre latitudini. A dirla tutta,
ancheil “pendere” onninamente
verso il basso del galleggiante,
anziché vederlo bello dritto sulla lenza, disturba un po’
l’animo latino, abituato a tenere alto il vessillo d’ogni
gagliardezza, ma tant’è. Vediamo ora, fuor di metafora,
i cardini di questo sistema di pesca, che risponde molto
bene allo scopo di insidiare i pesci in acqua bassa (ma
non solo) oltreché in presenza, appunto, di vento. Avendo
già accennato alle peculiarità della canna, per il galleggiante
all’inglese diremo che la sua connessione
alla madrelenza avviene solo nel punto inferiore, dove si
trova un anellino nel quale s’introduce il monofilo.
Questo tipo di connessione consente alla lenza di restare
immersa in prossimità del galleggiante e per tutta la sua
lunghezza fino alla canna, a patto di tenere la vetta di
quest’ultima immersa in acqua davanti a sé, durante l’azione
di pesca. In questo modo (ecco la bella “trovata”) il tratto
di madrelenza disteso tra canna e galleggiante non fa da
“vela” al vento di traverso, riducendo di molto la deriva
del segnalatore.