Sta di fatto, per tornare alla cronaca, che
l’autore della cattura che avevo scorto di lontano, al mio
sopraggiungere, dopo
meno di tre minuti, aveva di nuovo la “bolognese” piegata
sotto il tiro imbufalito d’un altro pesce. A questo punto
avrei visto se di orata trattatavasi oppure no: cefalo,
un grosso, argenteo, ingrugnato cefalo. Quanti
bei ricordi, nella mia mente, i cefali… mio primo corso
di studi all’università della pesca.
Cefali con la sarda, cefali con la pastella, e poi col bigattino,
oggi si e domani no… fino a quando arrivarono le prime spigole,
il passaggio era obbligato, ed allora rinunciai volentieri
ai secchioni di pastura, al
tanfo di sarda sempre presente dappertutto ed
a tutte le altre scomodità di quella pesca, volgendomi ad
attrezzi e tecniche più raffinate.
cCEFALI,
PRIMO CORSO DI STUDI
ALLA SCUOLA DELLA
PESCA
In ciò, tuttavia, fu determinante anche la
sostanziale scomparsa di quei pesci dalle acque di solito
da me frequentate. Adesso, invece, il compagno di quello
che è appena finito nel presacchio di “Cicciobello”, stava
strattonando la canna dell’altro amico. E
si danno da fare come matti, per cercare d’infilargli il
guadino addosso, come un cappuccio, intruppandosi
tra lenze e canne che si sono portati dietro, ed i campanellini
dei quali le hanno adornate, e non li sfiora neanche l’idea
di rimuovere definitivamente quegli ingombri, di tirar su
quelle lenze nelle quali rischiano d’impastoiarsi e poi
liberarsi i cefali imbizzarriti che a ritmo serrato abboccano
alle loro “Bolognesi”. Dal
mio canto, e con buona pace delle spigole eventualmente
presenti, ritengo con piacere che sia arrivato il momento
di rinverdir gli antichi fasti, concedendomi di nuovo alla
tenzone col cefalone, che resta, comunque sia, un pesce
estremamente combattivo e divertente da pescare, segnatamente
col filo sottile del mio terminale. vedo che i due pescano
con la pastella, io ho solo bigatti, ma la cosa, al momento,
non m’impensierisce.