Allora cari
amici lettori, è nostra ambizione fornirvi non solo di
una memoria storica circa la nostra disciplina preferita,
ma anche di darvi delle buone dritte per affrontare in
modo congruo la battuta di surfcasting.
bbiamo
già discusso circa la possibilità temporale
di praticare la nostra pesca in tutti i periodi dell’anno
a condizione di adeguarci noi alle condizioni ed ai pesci
presenti e non viceversa. Cercare con attrezzi da beach
ledgering di affrontare un buon mare formato è l’equivalente
di opporsi ad una piatta estiva con cannoni e fili destinati
a ben altre turbolenze. Cerchiamo però di chiarire alcuni
precisi concetti. Attrezzatura
da beach ledgering: funziona con mare calmo
o poco mosso solo quando il pascolo dei pesci è a distanza
medio-corta ossia non oltre i 70 metri e con piombature
comprese tra i 30 ed i 70 grammi.
Nelle condizioni di piatta potremmo avere un pascolo non
ravvicinato ma a distanze oltre i cento metri; in questo
caso necessitano canne in grado di gestire buone distanze
ossia tra gli 80 ed i 130 metri (oltre occorreranno Rip
e pendolare o perfetto ground); in questo caso anche se
il mare sarà piatto saremo costretti ad utilizzare piombature
consistenti (tra i 125 ed i 170 grammi a seconda del filo
caricato in bobina).
MARE
CALMO? GRANDI CHANCE
A PATTO CHE...
Molto spesso in
condizioni di calma avremo ancora buone chance
di catturare qualche bella preda: nel caso che la battuta
sia nel periodo mite di accostata delle orate -generalmente
diurna ed a distanze notevoli- o se a portata di lancio
inizia una prateria di posidonia o sono presenti formazioni
rocciose o di altra natura (tronchi sommersi portati in
mare da forti piene di fiumi) che possono offrire stanzialità
a molti pesci quali ombrine, corvine, saraghi, talvolta
piccole cernie, ma ancora pagelli... e regaliamo un po’
di potere alla fantasia. La foto a destra rappresenta
Stefano Passarelli, attuale componente della nazionale
di surf casting, con un carniere di ombrine assolutamente
da favola. Le condizioni in cui sono state pescate vedeva
su di una spiaggia di media profondità, il residuo di
una mareggiata ormai agonizzante, ma su quella spiaggia
due erano i fattori che la lasciavano preferire. Il primo
lo sbocco di un grosso corso d’acqua dolce, il secondo
la presenza a distanze variabili tra i 150 ed i 200 metri
della fascia di posidonia. La condizione ha obbligato
il nostro pescatore a canne da lunghissima distanza e
mulinelli di ottima fattura in grado con fili non troppo
grossi (0,23) di arrivare nella fascia di pascolo a poche
decine di metri dalla prateria e portare in secco pesci
di svariati chili. Nella foto in alto in cui lo stesso
Stefano è ripreso sempre di giorno, notiamo una coppia
di orate; in quei luoghi dove la presenza del pregiato
sparide è accertata per periodi non sporadici, una moderata
mareggiata diurna può mettere in movimento le orate ma
spesso il problema vero è intercettarne la distanza di
pascolo.