SURFCASTING




Dove si narra di come trovare, non senza sacrificio, la maniera di divertirsi un po’, se ne punge vaghezza...

Testo di Massimo Cerino - foto di Attilio Callegari

omeriggio di maggio in riva al mare, tempo buono, acqua limpida, condizioni ideali per non prender nulla. In piedi sui massi che digradano sulla sabbia, ho già speso un’ora di pesca senza molta convinzione. Difatti, non una volta ho visto il galleggiante venir meno alla sua qualifica. Lancio lungo, fiondata di bigatti, smanovellata di recupero: la sequenza si ripete uguale e senza quei graditi “intoppi” che talora si danno grazie all’apparire in scena d’un pesce che ci ponga a cimento. Continuare ad annoiarmi o inventarmi qualcosa? Decido di richiudere la canna ed utilizzare il tempo che mi resta per indossare maschera e pinne e farmi un giretto lì sotto, per andare a vedere se nei paraggi sommersi c’è vita che dia adito alla speranza.
Il tratto di costa che ho davanti si presta alla pesca subacquea solo in condizioni di mare mosso, utilizzando la tecnica dell’aspetto. Col mare calmo che c’è, invece, tutto quello che posso sperare è prendere qualche polpo, nell’ipotesi migliore. Ad ogni buon conto, però duco meco il vecchio arbalete, che non si sa mai. Il motivo che mi tenta ad entrare in acqua, però, non è l’intento di catturare sparidi, serranidi o cefalopodi, bensì l’idea di verificare la presenza di pesci nello scenario marino.

VOLLI, VOLLI FORTISSIMAMENTE VOLLI... PESCI


Avendo casa a pochi metri dal mare ed ancora un paio d’ore di tempo, rompo gli indugi e rientro per operare il cambio di attrezzatura.
“Già sei tornato?”
“Si, ma fra dieci minuti già me ne sarò riandato”
“Penelope” mi rivolge la domanda senza alzare gli occhi da “L’amico ritrovato” che sta leggendo in giardino, ed io le rispondo in maniera da sconsigliarle sul nascere l’ipotesi di coinvolgermi in qualsivoglia, e dico qualsivoglia, attività pomeridiana. Infilo la tre millimetri e, raccolto quant’altro m’occorre, mi avvio in acqua. Appena messa la testa sotto, scorgo due spigolette a cinque metri dalla linea di battigia. Comincio poi ad esplorare con lo sguardo l’orizzonte sommerso, alla ricerca di vaghe ombre, pinneggiando lentamente e cercando di espormi il meno possibile. Effettuo un passaggio nel punto in cui poco prima stavo pescando ed effettivamente non vedo pesci di sorta mentre, in altri paraggi, frotte di saragotti stazionano pinneggiando pigramente.


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