EDITORIALE PESCA A MOSCA




L'apertura della pesca ai salmonidi, quest'anno, avviene in tono minore, ci sono in giro ben altri problemi ed emergenze.

A cura di Alvaro Masseini

olendo per un momento rimanere nel settore, l'impressione prevalente, osservando un po' le riviste specializzate, è quella dell' "eterna ripetizione del medesimo". Una scadenza insomma che ha perso il suo fascino, che non si attende più con trepidazione, incapace, detto con una parola, di farci sognare. I motivi sono molti, in questa sede ne evidenzio due. Per gli appassionati della mosca l'apertura posta agli ultimi giorni di febbraio non dice molto. E' ancora freddo, con la neve sulle montagne, poca acqua nei torrenti, poche schiuse. Le trote appena uscite dalla riproduzione, non sono nella fase migliore. Né stanno meglio quelle prese dagli allevamenti la settimana prima e scaraventate nei tratti accessibili di fiumi e torrenti. Più volte abbiamo fatto presente alle amministrazioni che se si fosse ritardato di venti giorni, un mese, sarebbe stato molto meglio per i pesci e conseguentemente anche per noi. Ma il messaggio, come molti altri, non è stato recepito. Secondo motivo. Tanto più la carta si fa "pesante" e patinata, tanto più la confezione è costosa, tanto più le tecnologie con cui si scattano, modificano ed inviano foto sono sofisticate, tanto più i discorsi si fanno vuoti, ripetitivi, incapaci di dirci la verità fino in fondo. Ma quale sarebbe questa "verità"? La verità è che qui le acque vocate a salmonidi sono sempre meno. Quelle di montagna sono captate da dighe, acquedotti, canali e ridotte all'osso, quelle di fondovalle fanno schifo. Poi, anche in quelle acque in cui la qualità rimane buona, la gestione della fauna ittica e della pesca non ha fatto negli ultimi anni sostanziali passi avanti. Infatti nella quasi totalità dei fiumi dove c'è ancora un pesce, questo è palesemente di immissione, il che toglie non poco al plaisir. Per chi vuol poi esercitare all'estero la sua passione, volare diventa sempre più assurdo oltre che pericoloso. Decine di controlli, perquisizioni e modalità diverse di intendere la sicurezza ti fanno diventare paranoico. A qualche aereoporto le canne in tre pezzi in cabina, come bagaglio a mano vanno bene, in altri no; bobine di nylon, baking ed ami per alcuni sono oggetti pericolosi, per altri no... e via di seguito. Con la conseguenza che se tutto ciò ti viene detto al momento della security, quando entri nel gate, gli oggetti te li imballano ed arrivano a destinazione, sempre che arrivino, un giorno o due dopo che siete arrivati. Le questioni ambientali non sono più all'ordine del giorno, le riviste di settore ne parlano sempre meno e distrattamente. I Club di pesca, non tutti ovviamente, ma sicuramente la grande maggioranza, si limitano a gestire l'esistente: in inverno ripopolano qualche laghetto per passarvi qualche ora, in primavera rimpinguano con gli stessi criteri qualche centinaio di metri di "no kill" , per continuare a far finta di prendere pesci veri. Insomma questo continuo "far finta" è alla lunga fortemente frustrante. C'è un mio amico che stanco di prendere queste "false" trote, una soluzione ovviamente parziale, limitata, ma in definitiva naturale ce l'ha: ha cominciato a riprendere pesci veri, nati e cresciuti nel fiume. All'antica, è tornato a pescare cavedani e black bass.


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