E poi,
una cosa è, dopo una giornata anche dura di pesca, far
rientro in un lodge accogliente dove un bagno
caldo e una tavola apparecchiata, accolgono
lo stressato flyfisherman, altra è farsi fiondare con
gommone, tre tende, motoseghe, fucile, viveri per venti
giorni più tutto il materiale da pesca in un luogo selvaggio,
fra brume e nevai e da lì iniziare
una discesa di un fiume conosciuto solo tramite alcune
informazioni e cartedettagliate
gelosamente custodite. Appena il piccolo idroplano
si risolleva fra i picchi montuosi, lasciandoci lì nella
depressione di un lago alpino, un senso di smarrimento
ti coglie inesorabile e la cosa più importante ti appare
subito l’appuntamento che hai preso con il pilota fra
diciassette giorni molte miglia più a valle fra la confluenza
di due fiumi che non conosci.
ILSUPPORTO
DI UN MEZZO NAUTICO E' FONDAMENTALE
Comprendi subito con un velo di angoscia, subito dissipata,
dalle grandi aspettative e dall’esperienza dei compagni,
che nella vita quell’appuntamento è uno di quelli da non
mancare perché altrimenti potrebbero essere davvero guai.
Quell’ora e quel giorno segnati sul taccuino del pilota
(un uomo che non conosci) e da noi, sono l’unico aggancio
con il mondo esterno. Il fiume
che si origina dal lago non ha un solo villaggio indiano
se non alla fine del nostro percorso: cento
miglia a valle e, per motivi che non sto a spiegare, non
abbiamo con noi tecnologie satellitari.