ITINERARI ESTERI



PRIMA PARTE

“Com’è l’Alaska?”
“Terra inospitale”.
“Come sono gli orsi?”
“Animali errabondi”.
Così il mio amico risponde laconico e ripetitivo quando viene interrogato da noi nella stessa modalità laconica e ripetitiva. La domanda e la risposta un po’ idiote, hanno però un ruolo preciso che è quello di esorcizzare, cioè allontanare da noi, proprio quello che stiamo vivendo: un clima piovoso e umido, una terra dura e spopolata, una presenza di grizzly preoccupante, insieme a diciassette giorni e cento miglia di fiume da scendere in gommone pescando, in totale e completa autosufficienza e solitudine.

Testo e foto di Alvaro Masseini

uattro aerei di cui l’ultimo un monoelica Beaver, ci hanno portato nel lontano nord-ovest dell’Alaska, dove quattro o cinque fiumi ospitano la più alta concentrazione di rainbows selvatiche del Grande Nord. Da queste parti l’idroplano non è un vezzo per gente particolarmente ricca. In Alaska ci sono poche, pochissime strade, ed anche nelle zone più interne l’acqua è dominante. Quindi accanto all’auto, molti hanno parcheggiato nel laghetto dietro casa barca e idroplano. Le trote non sono come i salmoni che, quando arrivano, si concentrano a decine o centinaia nelle zone di passaggio, quindi di riposo e poi di riproduzione, o come i salmerini artici che, sempre in grossa schiera seguono i salmoni e la loro scia d’uova rosse e gustose. Le grandi trote anche quando sono stanziali, come ogni predatore, sono territoriali.

UNA TERRA AFFASCINANTE, DIFFICILE E RICCA DI INCOGNITE


Ciò comporta che per ogni corrente o fondale che ne ospiti una o due, l’altra possibile si trova a cento-cinquecento metri più a valle o più a monte, il che vuol dire che il pescatore di trote, come sull’Appennino o sulle Alpi, deve camminare molto se questa è la pesca selettiva che vuol fare. La differenza sta che qui è la taiga che costeggia il fiume che bisogna attraversare e non il castagneto, la faggeta d’alto fusto o il praticello alpino. I miei amici ormai da anni frequentano queste latitudini in ogni stagione dato che, alcuni di loro, non si perdono né la risalita autunnale né quella primaverile di steelhead. E l’Alaska in ottobre o in Aprile, in livrea invernale, è assai più impegnativa che in agosto.


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