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In pieno Mar dei Caraibi, partendo dal piccolo porto di Jucaro, 45 miglia separano Los Jardines de la Rejna dal “Gran Caimano” e poi, per una lunghezza di oltre duecento chilometri ed una larghezza di quaranta, si snodano in un labirinto allungato e inestricabile centinaia di cayo che formano un arcipelago vasto e non di facile accesso. Qui, la pesca sportiva e la subacquea, possono regalare il massimo delle soddisfazioni.

Testo e foto di Alvaro Masseini

a quattro anni la pesca industriale è cessata e la zona è diventata Parco Nazionale. L’unica attività commerciale è la pesca alle aragoste così come si esercitava cento-mille anni fa: con ceste o cattura manuale sui bassi fondali. Tutti gli isolotti sono disabitati e l’unica presenza umana è costituita dal Tortuga le due chiatte galleggianti “fisse” su cui è stata costruita la base di pesca sportiva ed osservazione subacquea della società italo-cubana che da nove anni ha realizzato la felicità dei molti pescatori a mosca e sommozzatori che vi sono passati. Pur avendo girato un po’ per il mondo, pesci quanti lì non ne avevo mai visti.

NATURA INTEGRA: EQUILIBRIO FRA AMBIENTE E CREATURE

E il motivo è presto detto: quando la natura non si depaupera, velocemente questa accresce le sue creature riportandole all’equilibrio fra di loro ottimale.
Molti cayo non hanno terra e sono solo fitti boschi di mangrovie alte come faggi sulle cui radici abitano nutrie fin oltre i dieci chili, mentre sotto trovano protezione grandi tarpon. Negli isolotti di sabbia la vegetazione è varia e gli animali vanno dalle iguane ai coccodrilli d’acqua salata.


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