
La
tecnica più semplice per la pesca sul fondo praticata dal
bordo di una imbarcazione ancorata in mare oppure in lenta
deriva, e che si adatta a tutte le situazioni, è il cosiddetto
"bolentino sottocosta". Per praticarlo è sufficiente
una lenza principale o trave di nylon monofilo dello 0,50/0,70
lungo 100 metri, in fondo al quale viene legata una girella
con moschettone.
Testo di Alberto
Marchi - foto di A. Marchi e A.
Costanzo
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a
tecnica di pesca classica di questo periodo dell'anno è
il bolentino sottocosta, vuoi per la relativa semplicità
d'azione, vuoi per il mezzo che ci trasporta sulla posta,
ovvero senza particolari caratteristiche marine.
Tornando alla tecnica vera e propria, questa è praticabile
sia "a mano", sia con l'ausilio di canna e mulinello.
La scelta di una o l'altra opzione dipende esclusivamente
dalle nostre abitudini; infatti, c'è chi opta per
"sentire" l'abboccata con la mano, chi invece
preferisce vedere la piegata repentina della canna. Sia
nel primo che nel secondo caso il recupero sarà facilitato
dalla relativa mole dei nostri antagonisti. Vediamo adesso
come costruire il terminale. Alla
lenza principale dello 0,50/0,70 in caso di bolentino a
mano e dello 0,30/0,25 in caso di uso di canna e mulinello,
legheremo una girella con moschettone; al moschettone attaccheremo
il finale composto da 120 centimetri di monofilo super 0,30/0,35
per la lenza a mano e dello 0,25/0,20 per chi usa la canna.
All'inizio del terminale faremo un cappio per l'attacco
al moschettone del trave e al termine un'altra girella con
moschettone a cui viene fermato un piombo.
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CANNA
E MULINELLO O IL GLORIOSO SUGHERO A MANO
Il piombo sarà di forma cubo-conica e del peso variabile
dai 30 ai 100 grammi, a seconda della profondità alla quale
si deve calare la lunga lenza e della forza delle correnti
esistenti nella zona. Lungo questo filo legheremo un paio
di braccioli dello 0,25/0,30, dei quali il primo è lungo
circa 15 - 20 centimetri e si stacca a 30 centimetri sopra
la zavorra mentre il secondo, della stessa lunghezza, viene
fermato a 40 centimetri sopra il primo.
Volendo si può montare anche un terzo bracciolo, simile
ai precedenti a circa 40 centimetri sopra il secondo. Tutti
i pendagli sono armati con un amo cromato storto Mustad
- Qual. 221 Accu - del numero 10 - 6, o con un Gamakatsu
- serie 7505 N - della stessa grandezza, oppure con altri
simili. Il tutto, per comodità di trasporto, viene raccolto
sopra un grosso sughero rettangolare, (in caso di uso di
canna il discorso non vale) dal quale verrà poi svolto al
momento di calare la lenza in mare. Questo terminale che
ha tutti i braccioli sopra la zavorra, è adatto alla pesca
sopra un fondale a scoglio oppure a un misto di sabbia e
scoglio rivestito a posidonie. Naturalmente, in questo caso,
la barca deve essere ancorata.
L'azione è semplice. Si cala la lenza in acqua, fino ad
avvertire il colpo ovattato del piombo sul fondo.
Si
mette la lenza in tiro, si alza di mezzo metro dal fondale
e si comincia ad altalenare su e giù il filo, in modo da
mettere in movimento le esche, rendendole così più "attraenti".