In
un punto imprecisato del Mediterraneo, un rosso sole d'Agosto
cade all'orizzonte, il pescatore raccoglie il suo respiro,
l'ultimo, il più lento... solleva di scatto le pinne e punta
verso il blu, alla ricerca dell'ennesimo dono del suo mare.
E man mano che si intravede il fondo roccioso, 19 metri
più in basso, la folla di pensieri tace e la mano impugna
più stretta il fucile... Adesso il pescatore plana con grazia
sulle grandi lastre di granito e lentamente s'affaccia ad
un ingresso buio, uno stretto spacco tra due rocce... Eccola.
Subito, una massa bruna si muove nel buio, la Cernia si
sposta verso un tunnel laterale, "sarà almeno 4 Kg"... La
punta di acciaio si allinea verso la testa dell'animale
e ne segue lentamente la traiettoria, il dito comincia a
contrarsi sul grilletto... Ma quel pescatore non spara.
Testo di Danilo Carriglio - foto di Filippo Massari e Charlie
Patriarca
L'articolo è stato gentilmente concesso da Apnea
Magazine (www.apneamagazine.com)
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Scegliere
di lasciar vivere è la tregua dell'anima con l'istinto ancestrale
della caccia, ma soprattutto il manifesto di un'etica di
rispetto del mare che molti pescatori in apnea abbracciano
con convinzione ed a ragione difendono. Ma questo gesto
può non sortire l'effetto di tutela ambientale desiderato
se la scelta è basata unicamente su criteri empirici, come
la "stazza" della preda.
La reale correttezza del prelievo è invece legata alla conoscenza
di particolari riproduttivi, etologici e più generalmente
ecologici dei pesci, di cui la taglia è solo in minima parte
indicativa.
Il raggiungimento della maturità sessuale, il periodo di
riproduzione e lo stato di salute del popolamento di alcuni
pesci devono appartenere alla cultura del pescatore in apnea
del presente, se quest'ultimo vuole definirsi davvero "diverso"
dalla schiera di coloro che dal mare prendono troppo e con
ogni mezzo possibile, rischiandone giorno dopo giorno la
desertificazione. Magari anche a costo di pagare questa
coerenza in moneta di "cappotti"...
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LA
LONGEVA "NONNINA" DEI SERRANIDI
Il discorso vale in maniera particolare per una specie di
cui i pescatori subacquei hanno abusato sicuramente in misura
eccessiva quando era consentito cacciare con l'autorespiratore,
ma con esiti comunque allarmanti anche in apnea: la cernia.
L'attenuante di come la maggiore quota di reperibilità seguita
alla sua rarefazione la renda sempre più preda da campioni
(o da "fucilieri" pirati con bombole in spalla) non toglie
che la pesca subacquea abbia avuto un ruolo importante nel
fare della cernia un blasonato fantasma dei -15 metri di
tante zone costiere. Né può valere, per questa specie e
per quelle quote, appellarsi troppo all'overfishing della
pesca commerciale, dato che la cernia è preda di tecniche
per lo più artigianali (palangari di fondo, bolentino) e
che su di essa la pressione della pesca a strascico è del
tutto trascurabile.