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La sete di migliorarsi nelle competizioni di pesca e di lancio, ha portato alcune aziende italiane a rivedere l"impalcatura” delle canne, specialmente quelle che qualche anno fa facevano scalpore e dilagavano sui campi gara con fiammanti colorazioni.

Testo e foto di Matteo Rocco

nche le canne a sezione sottile sono finite nel dimenticatoio, lasciando sempre più spazio all’impugnatura con una sezione “grossa” di circa due centimetri e mezzo e non di 1,8 cm.
Un particolare questo, che mi ha dato ragione nel tempo.
Oggi la tendenza sta cambiando, in alcuni aspetti si cerca di soddisfare un pubblico sempre più esigente, tecnico o non tecnico che sia, che vuole gestire un attrezzo semplice, agile e allo stesso tempo potente. Molte delle canne in commercio sono di importazione asiatica e tutto sommato possono soddisfare una vasta fascia di pescatori dilettanti. La rifinitura di questi attrezzi è da sogno: scritte in decals olografica e verniciatura a specchio (cromate in argento, bronzo e oro) e vernice micalizzata; un sistema di perfezionamento da noi sconosciuto o, per lo meno, non ancora sviluppato.


LA RIVOLUZIONE DELLE CANNE TELESCOPICHE
Certamente, le aziende italiane, di fronte a tale tecnologia, non possono far altro che guardare al futuro, puntando soprattutto sulle canne tecniche. E’ una buona risposta che sta dando i frutti sperati e richiama l’attenzione di molti agonisti e non, i quali, davanti all’evidenza dei risultati, acquistano canne italiane con molta sicurezza e garanzia, sicuri dei risultati migliori.
La prima azienda al mondo, che ha portato a tale evoluzione, è la Veret di Lucca, la quale con la collaborazione di un noto personaggio, ha rivoluzionato le canne telescopiche eliminando, con le IDRHAS, i fastidiosi anelli scorrevoli sul cimino, ottenendo anche una progressione differenziata della potenza di lancio. Sulla scia di tale progetto, altre canne sono state realizzate con una sezione in più (come la LYBRA), senza che quest’ultima cedesse nella moltiplicazione progressiva del caricamento). Un’altra delle novità mondiali, operata sulle telescopiche, è stata la “TRAVEL SURF”, anch’essa senza scorrevoli. Si tratta di uno “spadino” di 4 metri, realizzato per viaggiare con un ingombro di soli 80 centimetri, ma con una potenza sbalorditiva che dà testa anche alle “sorelle” più potenti. Ultimamente, la progettazione, si è rivolta sulle CARDS, prima con la fantastica “PRO ART” , poi con la sorprendente due pezzi “VRT”.