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Canna e mulinello a parte, in questo articolo tratteremo tutto
ciò che serve per portare a buon fine una battuta di pesca
al tonno. Per questo, parleremo di terminali e quindi di monofili,
di ami, manicotti e compagnia bella; insomma, tutto, ma proprio
tutto -o quasi- di ciò che serve per la pesca in drifting
ai tonni.
Testo di Claudio
"Golia" Frosini - foto di C. Frosini e M.
Pastacaldi
Il
terminale
è
la parte della lenza più vicina alla preda.
La sua corretta realizzazione è determinante per portare felicemente
a termine
un combattimento. L’esito più o meno favorevole di una battuta
di pesca è spesso attribuito a questa parte di lenza che subisce
maggiormente gli stress e le abrasioni dovute alla trazione
e allo sfregamento contro la bocca del pesce, nella sua costruzione
dobbiamo quindi porre la massima cura.
LA GIUSTA LUNGHEZZA DEI TERMINALI
Fino a qualche anno fa era consuetudine afferrare il terminale
con le mani per portare il pesce al raffio e si potevano quindi
utilizzare anche terminali molto lunghi; oggi con l’utilizzo
di attrezzature sempre più leggere e sofisticate si preferisce
portare a termine il combattimento con la canna, per cui quando
la girella arriva all’apicale, il tonno deve essere in superficie.
La lunghezza di terminale che si può utilizzare varia quindi
dell’altezza del piano da cui si effettua il combattimento
e dal tipo di attrezzatura utilizzato.
In genere si usano terminali attorno ai 2 mt. Per la pesca
in stand up e 2.50 mt. se si utilizza la sedia da combattimento.
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NYLON
E FLOUROCARBON
La
diminuzione della taglia dei tonni verificatasi negli ultimi
anni ha relegato l’utilizzo dei terminali in monacavo e treccia
di acciaio alle battute esclusivamente mirate alla cattura
degli squali specie peraltro in grande diminuzione almeno
in Tirreno e la quasi totalità degli angler utilizza oggi
terminali in nylon o fluorocarbon.
Quest’ultimo altro non è che un nylon con un indice di rifrazione
più vicino a quello dell’acqua e quindi meno visibile agli
occhi del pesce. Il fluorocarbon è anche più resistente all’abrasione
rispetto al nylon comune, per contro, a parità di diametro,
ha spesso un carico di rottura più basso, una maggiore rigidità
e un costo notevolmente più elevato. La taglia dei pesci e
la limpidezza delle acque del Tirreno consigliano l’utilizzo
di attrezzature relativamente sottili, in genere, un terminale
con un diametro attorno ad 1.0 mm e una tenuta di 100/120
lbs è più che sufficiente.
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