“Andar per mare” è un’espressione all’apparenza banale, ma che racchiude in sé un significato ben preciso: navigare, solcare le onde, osservare l’orizzonte a 360 gradi, vedere le ombre sulla barca che cambiano direzione con il lento scorrere del sole. Tutto questo nell’avanzare in questa immensa distesa d’acqua, anche senza una precisa meta terrestre, semplicemente per godersi il gusto della navigazione.

Testo e foto di Stefano Silvestri

aturalmente e sono spiacente per i motoscafisti, ma queste sensazioni si provano soltanto durante la navigazione a vela. Andar per mare però significa anche cibarsi materialmente di pesce, sempre che si calino le lenze in acqua.
E’ raro infatti che qualche pesce volante “atterri” sul ponte pronto per essere raccolto con una padella già calda.
Spesso le catture sono scarse ed allora si ricorre a scuse preconfezionate per giustificare la propria inferiorità nei confronti dei pesci. Ma, qualche volta capita che... si prendano tanti, tanti pesci.
Gioia a bordo! Le proposte sui vari modi in cui cucinarli abbondano, si fa una scelta ed arriva l’ora del pranzo. Nonostante l’impegno per la grande abbuffata ci si accorge che il pescato -con qualche esagerazione- potrebbe soddisfare i passeggeri di una nave da crociera. Ma perché non conservarlo allora, si, ma come, in frigo? Una buona idea che può essere messa in pratica da coloro che lo possiedono. Sorge però un problema: i frigoriferi di bordo normalmente “rinfrescano”, cioè non creano basse temperature (salvo quelli alimentati da generatori elettrici) e quindi non conservano bene per 24 ore ed allora? La sera il menù non può essere che ancora a base di pesce, è un vero peccato ributtarlo morto in acqua.

PESCE IN FRIGO OPPURE MARINATO
Comunque vada una buona accortezza può essere quella di pulirlo molto bene rimuovendo tutti i tessuti molli come ad esempio le branchie, asciugarlo bene con carta da cucina e metterlo in scatole di plastica dove sul fondo porremo vari strati della solita carta da cucina che andrà cambiata spesso, cioè non appena si sarà bagnata del liquido che inevitabilmente si formerà.
Con questo accorgimento si può sperare di “portarlo” anche al giorno dopo.
Un’alternativa che ben si adatta al pesce già cucinato, in particolare se fritto ma anche con altre ricette, può essere quella della cosiddetta “marinatura”.
A bordo della nostra barca la marinatura si fa nel seguente modo: in una casseruola si versi aceto ed acqua dolce in pari quantità (la quantità di aceto può essere diminuita entro certi limiti, qualora il gusto dell’aceto non sia ben tollerato da qualche componente dell’equipaggio) aggiungendo la quantità di sale che si usa per salare un qualsiasi brodo vegetale.