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Chi
intende cimentarsi nella pesca ai giganti del mare, deve decidere
se affrontare il combattimento in piedi o attrezzare la propria
barca con una sedia da combattimento. Il problema non è di
facile soluzione né di secondaria importanza, dato che tutta
l’attrezzatura andrà programmata a seconda del metodo scelto
Testo e foto di Claudio
"Golia" Frosini
a
prima considerazione da fare prima di effettuare la scelta
riguarda la taglia dei pesci presenti nella zona in cui si
intende operare; in alto adriatico, ad esempio, la probabilità
di allamare un bestione di oltre 200 kg consiglia a chi inizia
l’installazione di una buona sedia riservando il combattimento
in piedi solo agli angler più esperti e fisicamente preparati.
I tonni del Tirreno invece, che raramente superano il quintale,
consentono anche al principiante con la adozione di alcune
precauzioni, di tentarne la cattura in stand up.
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COMBATTIMENTO
IN SEDIA
Se si possiede un’imbarcazione con comodi passaggi laterali,
la sedia può essere posizionata a prua. Questa soluzione facilita
molto l’inseguimento del pesce dopo la prima fuga e consente
un maggior margine di errore nelle manovre da effettuare durante
il combattimento.
I motori sono molto distanti e la possibilità di sfregamenti
della lenza contro timoni ed eliche è, a dir poco, remota.
Il combattimento con la sedia a prua è il modo più facile
e veloce per portare a termine la cattura, forse per questo
è considerato anche il meno sportivo.
Con la sedia posizionata a poppa -nel centro del pozzetto-
le cose si complicano. Spesso la quantità di canna che sporge
dalle murate e oltre la plancetta è minima e in questo caso
riuscire a portare a termine la cattura è merito più dell’abilità
dello skipper che non dell’angler.
Dopo l’allamata si dovrà scegliere se iniziare il recupero
della lenza in retromarcia o girare la barca per inseguire
il tonno e recuperare con maggiore facilità.
Tutto
il combattimento si effettua manovrando continuamente per
non rischiare che il tonno vada sottobordo e la lenza tocchi
la barca; per portare il pesce al raffio il mate dovrà aiutarsi
prendendo il terminale con le mani, un po’ come si fa all’estero
nella pesca ai grandi rostrati.
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