Guardo l’orologio, rallento, faccio manovra e parcheggio la macchina tra altre due ferme sulla piazzola. E' mia intenzione fare due tuffi e, se mi riesce, catturare qualcosa di buono da mettere sotto i denti.

Testo di Massimo Cerino - foto di Leonardo Mastragostino

Come tentare una cattura in condizioni molto sfavorevoli
Fine agosto, tempo bello, sono le dieci del mattino. Oggi mi sono alzato all’alba per sbrigare una commissione che mi ha condotto sulle sponde del mio abituale territorio di caccia subacquea, affollatissimo durante l’alta stagione.
Ciò nonostante, mi sono portato l’attrezzatura sub.
So benissimo che questo mare è impraticabile durante il mese d’agosto, per chi voglia stare qualche ora in acqua in cerca di pesce. Migliaia di barche, motoscafi e cabinati, tracciano le loro scie sull’acqua dall’alba al tramonto e le probabilità di essere investiti, anche col pallone segna
sub, sono altissime. Per di più in questo mese la pressione piscatoria si fa particolarmente elevata, ed ogni metro quadro di fondale è passato in rassegna dieci volte al giorno da frotte di “pachialoni” che razzolano il bassofondo armati di fucile; storcono le loro fiocine sulla roccia, nel tentativo d’infilzare qualche pesciolino, labridi, perlopiù.
Difatti, mi affaccio dal piccolo belvedere e vedo nello specchio d’acqua sotto di me ben sei boe segna sub, più altri due ragazzotti che devono essere risaliti da poco, perché hanno tutta l’attrezzatura stesa ad asciugare su uno scoglio davanti a loro. Tutto questo me lo aspettavo, ma non posso evitare una risatina di sconforto, osservando tutto quell’affollamento.


SOGNO E REALTA'

Rido da solo perché mi viene in mente un filmato che ho visto recentemente, girato da un bravissimo sub nelle acque della Sardegna. In particolare egli documenta con una notevole efficacia la caccia all’orata in acqua bassa, roba da far salire la pressione sanguigna a qualunque sub.
Lo scenario di queste fruttuosissime uscite in mare, dove l’autore infilza un pesce dopo l’altro, è quello delle insenature della costa sarda nel periodo autunnale, dove nel raggio di trenta chilometri si trovano soltanto lui, il mare ed i pesci.
Tanti bei pesci.