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Bolentino
di profondità

La
pesca a bolentino sopra fondali che raggiungono e passano
i 100 metri, richiede un’imbarcazione veramente marina, lunga
dai sette ai dieci metri, con una doppia motorizzazione e
fornita di un valido ecoscandaglio per esplorare sia la profondità,
che la composizione del fondale, nonché di un “GPS” per localizzare
le “secche” in mare aperto, le cui sommità sono situate a
80-100 metri di fondo e che si innalzano rapidamente sopra
fondali che a volte superano i 200/400 metri.
Testo e foto di Alberto
Marchi
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Le
pareti di queste zone sono formate prevalentemente da roccia,
sulla quale si possono insidiare pesci di scoglio pregiati come
scorfani rossi e dentici. La sommità pianeggiante della secca
è ricoperta da fango, regno dei pagelli, gallinelle, occhioni,
e dei trigoni.
Nelle acque sovrastanti poi, si possono incontrare merluzzi,
pesci sciabola e grossi balestra.
Per quanto riguarda l’attrezzatura, a causa della profondità
della posta e del peso della zavorra necessaria che supera quasi
sempre il chilogrammo per la forza delle correnti, non è il
caso di usare i bolentini a mano, il cui uso sarebbe troppo
faticoso. Si impiegano invece canne da bolentino particolari
o anche munite di rullini passafilo come quelle da traina dell’Italcanna,
della Tecnofish e altre simili.
Quando si pesca oltre i 1000 metri di profondità, sulle canne
è preferibile montare dei mulinelli rotanti.
Inoltre, per certe zone più profonde e per riuscire a salpare
alcuni pesci di grossa taglia, oppure più pesci contemporaneamente,
diventa necessario l’aiuto di una salpa bolentino elettrico.
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Di
solito le bobine vengono caricate con del dracon da 20-50 libbre,
(il dracon è meno elastico del nylon e perciò segnala meglio
le toccate dei pesci) che termina con una robusta girella doppia
munita di moschettone.
A questo si attacca il finale formato da circa tre metri di
nylon dello 0,80-120. Ogni 30 centimetri porta una girella a
tre vie, dalla quale si stacca un bracciolo dello 0,60-080 lungo
20-25 centimetri ed armato con un amo forgiato Mustad-Bay King
del numero 2/0-6/0. I braccioli saranno tre e distanziati di
circa 50 centimetri l’uno dall’altro e, in fondo al finale,
a mezzo metro sotto l’ultimo pendaglio, un’altra girella con
moschettone darà attacco alla pesante zavorra.
Le esche devono essere piuttosto consistenti.
Andranno bene le sardine fresche infilate e fermate sull’amo
con l’apposito filo elastico, nonché le strisce di calamaro
tagliate del mantello o anche il tentacolo del mollusco infilato
tipo verme. Buoni anche il paguro e i grossi anellidi. Almeno
all’inizio conviene presentare bocconi diversi su tre braccioli
e, una volta accertato quello più gradito dai pesci, guarnire
tutti gli ami con l’esca che si è dimostrata più attirante.
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I
più ricercati dei fondali
Gli occhioni sono parte integrante della pesca a bolentino
nei grandi fondali.
Spesso, questa tecnica, viene svolta proprio nell'intento
di imbattersi nella "buca" buona piena di eccellenti
pesci.
Questi sparidi, infatti -specialmente quando raggiungono
una taglia intermedia- vivono in branchi piuttosto numerosi
e attaccano con foga le esche proposte.
Grazie alla loro difesa, si inseriscono a giusta ragione
fra i pesci sportivi più interessanti. Gli esemplari
adulti possono raggiungere i 40 centimetri e superare
i tre chili di peso. |
La tecnica di pesca
Dopo aver localizzata la secca, ci si mantiene sopra legandoci
a un pallone ancorato previamente sul fondo, o mantenendoci
in posizione con l’aiuto del motore.
Quindi si calano i bolentini fino ad arrivare sul fondo, si
recuperano alcuni metri di lenza per assestare il tutto e
si aspetta.
Alle grandi profondità e difficile avvertire direttamente
l’attacco del pesce. In genere si nota l’appesantimento della
lenza dal flettersi della canna. A questo punto conviene attendere
un minuto per dare tempo ad altri pesci di allamarsi, poi
portare una robusta ferrata, serrare la frizione e recuperare
le prede, sia agendo a mano, sia con l’aiuto del salpa bolentino.
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