
Ecco un veloce giro dell'Italia sommersa, una sorta di "guida
Michelin" dei migliori punti d'immersione del nostro mare,
raggiungibili dai diportisti-sub sia autonomamente con la
propria barca, che affidandosi a uno delle centinaia di
centri immersioni presenti ormai lungo tutta la penisola.
Testo
e foto di Eleonora
de Sabata
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Il
promontorio di Portofino è senz'altro il punto più frequentato
della costa ligure: i suoi fondali sono ancora oggi ricchi
di corallo rosso (rametti di nessun valore commerciale ma
bellissimi da vedere sott'acqua quando sono "fioriti"),
gorgonie, spugne e briozoi. Le pareti di punta Chiappa,
la secca dell'Isuela, il Cristo degli abissi, sono solo
alcune delle immersioni possibili in questa zona, ricca
anche di relitti di tutte le epoche. Due fra tutti: il dragamine
francese K-T e la celebre Mohawk Deer.
Organizzatissimi
dal punto di vista "diving" e ben conosciuti i fondali sardi,
soprattutto quelli della Costa Smeralda.
Le isole dell'arcipelago della Maddalena e le secche che
si innalzano dal fondo dei canali che dividono le isole
sono fantastiche dal punto di vista subacqueo: il versante
orientale di Caprera, punta Marginetto di La Maddalena,
la secca di Spargi e quella dei Monaci sono solo alcune
fra le decine di immersioni possibili lungo questi fondali.
Menzione speciale per la secca delle cernie di Lavezzi:
non è Italia ma quasi, ed è certo una delle immersioni più
celebri del Mediterraneo, dov'è possibile accarezzare cernioni
bruni di oltre un metro di lunghezza. Sempre in Sardegna:
il promontorio di capo Caccia, Villasimius, Arbatax; e ancora
Carloforte con la sua tonnara, dove in tarda primavera ci
si può immergere insieme ai tonni giganti. Ma torniamo in
continente. Scendendo in Toscana le immersioni più interessanti
si effettuano lungo le isole dell'Arcipelago, inserite in
un ampio parco marino ancora un po' ambiguo.
Capraia, l'immensa Elba (splendida l'immersione alle Formiche
della Zanca e lungo lo scoglietto di Portoferraio) e ancora
Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, Argentario, Secche
di Mezzo Canale sono una fonte inesauribile di punti di
immersioni diverse e interessantissime.
Al Giglio da non perdere immersioni al Fenaio, a Capel Rosso
e alle Scole; a Giannutri bisogna fare i conti con i limiti
del parco, ma sono ancora accessibili il relitto dell'Anna
Bianca e quello del Nasim, una nave affondata a quote impegnative
ma che ha disseminato il fondale di automobili Fiat, a quote
ben più accessibili. Anche il litorale romano, nonostante
la vicinanza con la città e soprattutto con il Tevere, offre
immersioni interessanti su relitti e sulle piccole cigliate
che nascondono ancora rametti di corallo rosso.
Il vero gioiello del mare laziale è però l'arcipelago Pontino:
Ventotene e il relitto del Santa Lucia, Santo Stefano con
la parete di gorgonie rosse e Ponza con secche, pareti,
i relitti di navi e aerei e le piccole isole che le fanno
da corona. Giungiamo così alle prime isole del golfo di
Napoli: Procida, e soprattutto Ischia con le pareti di punta
S. Angelo e punta San Pancrazio che volano giù, dritte,
fino a profondità intorno a cento metri, adorne di corallo
rosso e nero, gorgonie e gran quantità di pesce di passo.