|
Pesca
e tradizione

Utilizzato
oggi per uso amatoriale, il palamito a vela, era un tempo
un sistema di pesca professionale. Si distingueva dagli altri
proprio per quella tipica barchetta che naviga e pesca, secondo
la direzione del vento; ah! dimenticavo, oggi si usa… da terra.
Testo di Marco Rosi e Daniela Nenci
I
pescatori di una volta che avevano adottato la tecnica del
palamito a vela per pescare, sfruttavano il vento per orientare
la vela un po' alla maniera di una "vera" barca a vela. Oggi
questo attrezzo è essenzialmente un palamito trainato da terra
per le sue ottime capacità di resa, ma in passato veniva usato
dalla barca e quindi calato in mare aperto. Contemporaneamente
potevano essere manovrati addirittura due o tre palamiti.
Certamente la capacità e l'esperienza del pescatore erano
essenziali perché sia l'ingombro, sia la difficoltà a manovrare
le vele, rendeva l'uscita in mare abbastanza difficoltosa,
nonché faticosa. Il palamito a vela è un attrezzo che offre
l'opportunità di eccellenti ed appaganti risultati semplicemente
guidando dalla riva la vela che trasporta lontano le esche;
così facendo, si evita l'uso del mezzo per eccellenza di questa
tecnica: la barca. L'importante, come vedremo, è la costruzione
della "barchetta" unita ad una particolare attenzione che
dovremo porre al traffico in mare, solcato spesso dai natanti.
Il rischio è proprio che il filo resti impigliato nelle eliche
di qualche barca di passaggio. E' bene, quindi, recarsi in
zone poco frequentate, anche se -occorre considerare- che
questa tecnica viene praticata prevalentemente di notte. Indispensabile,
quindi, inserire sulla vela una piccola fonte luminosa che
ci segnali dove sta andando l'attrezzo e al contempo, serva
da luce di avvistamento per eventuali imbarcazioni di passaggio.
Basterà collegare una piccola lampadina ad una pila da 1,5
volts.
A pesca tutto l'anno
Il palamito a vela si può calare in tutte le stagioni, anche
se l'estate è il periodo più piacevole sia per le prove (durante
le vacanze), sia per il clima favorevole. Il filo madre, con
la sua tensione (più o meno forte) ci comunicherà quando e
quanti pesci hanno abboccato; a quel punto converrà tirare
a terra, altrimenti è consigliabile lasciarlo in mare ancora
un po'. Le esche migliori per armare il palamito sono quelle
più appetibili ai pesci del sottocosta, vale a dire la patella,
il fasolare, il gamberetto, la cozza e il cannolicchio; tutte
ottimi, ma allo stesso tempo delicate e ahimé attaccate anche
dalla minutaglia. Quando questa "accozzaglia" di pescetti
si farà più insistente, conviene cambiare la tipologia delle
esche. In ogni caso, il cambio conviene farlo in occasione
dell'ultima calata, quando poi lasceremo il palamito a lavorare
tutta la notte, fino al mattino seguente. Un'esca piuttosto
resistente anche se meno "ghiotta" è ad esempio l'oloturia.
Se avete deciso di lasciare il palamito la notte per salparlo
al mattino, vi consiglio di legare il filo madre ad un solido
paletto; la mattina potrebbero esserci delle belle sorprese
nelle vesti di saraghi, occhiate e… udite udite, anche orate,
particolarmente attratte dal gusto di una fresca oloturia.
Sempre al mattino, conviene avere con noi un po' di esche
perché, se il momento è propizio, conviene approfittarne.
La
costruzione della "barchetta"
Si prendono tre listelli di legno leggero lunghi 70 centimetri,
larghi 7, di spessore 2; tagliamo a squadra gli angoli
e componiamo un triangolo equilatero unendo le punte e
quindi fermandole con colla e ganci ad occhiello che permetteranno
di tenere fermi i tiranti della vela. Un altro listello
di egual spessore, ma un po' più corto, servirà da traversa
e si sistemerà parallelamente a un lato del triangolo.
Sulla traversa inseriremo la velatura, costituita da un
tondino in legno di 70 centimetri di altezza e di 15 millimetri
di diametro, al quale si uniranno, perpendicolarmente
altri due tondini in legno di 9 millimetri di diametro
e 70 centimetri di lunghezza che serviranno di supporto
alla vela, mantenendo una distanza di 50 centimetri l'uno,
dall'altro. Si procede legando saldamente con del filo
appropriato e resistente, i tondini all'albero aumentando
così la stabilità della vela. Con vento teso potremmo
tenere in parte la vela ripiegata, con vento leggero completamente
dispiegata. Procediamo legando i tre tiranti che servono
di rinforzo alla vela ai due ganci ad occhiello e ad un
altro che aggiungeremo a prua della barchetta. Quindi
disporremo alle punte del triangolo, tre pezzi di sughero
sagomati di 60 cm di altezza in modo di aumentare il galleggiamento.
Infine, per tenere il filo del palamito legato, va aggiunto
un gancio ad occhiello al centro del listello di fondo;
usare poi un moschettone. |
Strategia
di pesca
La
barchetta si può ribaltare in mare poiché non siamo in grado
di vedere il movimento delle onde dalla riva. Per ovviare
a questo spiacevole inconveniente si può adottare un piccolo
accorgimento che le permetterà di mantenersi il meglio possibile
bilanciata. A metà della traversa occorre legare con un filo
piuttosto corto, una zavorra di un chilo (aumentabile o diminuibile
a seconda delle esigenze del momento) circa e quindi lasciarlo
andare in mare. Il peso aiuterà a stabilizzare tutta la costruzione.
Riguardo la vela, essa sarà di tessuto impermeabile di 60
centimetri di base per 70 di altezza (i 10 centimetri in più
servono per giostrare la piegatura della vela a seconda del
vento) (vedi disegno)
|