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Mettiamo pure nel "costo di produzione " un pesciotto o due
che ogni tanto porteremo a coloro che ci forniranno tutti
questi avanzi dell'alimentazione. Sarà necessario inoltre
approvvigionarsi di modesti quantitativi di mangime pellettato.
Ad alcune specie di pesce procureremo alghe, residui di cozze
e quant'altro sappiamo faccia parte della loro dieta o che
gli consenta di masticare e consumare i denti. Contrariamente
a chi procederà con l'acquisto di partite di pesci da ingrassare,
dovremo essere molto attenti ad introdurre assieme specie
compatibili fra loro e anche di pezzature simili. Se con il
passare del tempo in una gabbia ci accorgiamo di un eccessivo
dimorfismo dovuto al maggiore accrescimento di certi individui
rispetto ad altri, occorrerà procedere alla selezione. Quest'attenzione
sarà necessaria anche per le partite molto omogenee forniteci
dall'allevatore che le ha riprodotte e che sono della stessa
specie. Si ricordi inoltre che, nel caso del pesce selvaggio
pescato in mare dall'allevatore, si avrà (per i primi tempi
dall'immissione nella gabbia), un'arresto della crescita proprio
perché subisce uno shock abbastanza logico, dovuto alla pesca
e anche perché dovrà lentamente abituarsi al mangime che gli
proporremo. Tale mangime dovremo somministrarglielo con una
certa gradualità e attenzione, distinguendo la dieta alimentare
di certe specie da quella più propria di altre. Riteniamo
che per il pesce pescato vivo al fine di accrescerlo, possa
essere suddiviso in quattro pezzature; la prima pezzatura
sarà quella
dei pesci compresi fra i cinquanta e i cento grammi, i pesciotti
tra i cento e i 200 grammi andranno posti in altra gabbia
un po' più grande, i pesci di peso compreso fra i duecento
grammi e fino alla commercializzazione, andranno posti in
altra gabbia e una quarta gabbia sarà necessaria per pesci
pescati vivi con un peso di oltre i 500 grammi, e che intendessimo
mantenerli vivi fino a che non saranno venduti. Per chi pratica
i diversi tipi di pesca sopra menzionati, non è raro catturare
orate, dentici, ma in particolare avannotti di ricciola ("limoncini"),
o vere e proprie "ricciolette" sul chilo di peso. Tali pesci,
non appena si acclimateranno alla nuova condizione, cominceranno
ad alimentarsi con molta voracità e, viste le dimensioni finali
di talune di esse (ci riferiamo alle ricciole), saranno proprio
quelle con pesi dal chilo in su che beneficeranno d'elevati
incrementi di peso nell'arco di periodo in cui attendono la
vendita. In altro articolo abbiamo sottolineato l'andamento
dell'accrescimento delle spigole e delle orate sottolineando
il fatto che riescono ad incrementare più nei cinque mesi
estivi della seconda estate che non in un anno e mezzo da
quando nacquero. L'allevatore non pescatore potrà anche basare
la sua maricoltura su un paio di gabbie abbastanza grandi,
ma gli occorrerà comunque una trentina di milioni per l'acquisto
iniziale dei pesci. A differenza di quello, l'allevatore pescatore
potrà eludere totalmente la spesa iniziale dell'acquisto d'avannotti
e quasi completamente anche quella dell'acquisto dei mangimi
ma dovrà spendere qualcosa in più per la tecnologia e le attrezzature
di partenza. Difficilmente, infatti, si riscontreranno realtà
ove potere fare a meno di tre gabbie da 6 m3 l'una (diametro
di 2 MT), una più piccola da 3 m3 (diametro di 1,5 MT), e
una più grande da 21-33 m3 (diametro da 3-3,5 metri).Supposto
che tutto vada molto secondo le previsioni, non si venderanno
in tutto più di una diecina di quintali di pesce durante il
ciclo semestrale dell'attività, ma appare comunque certo che
saranno vendibili facilmente a non meno di 20.000 lire per
chilo per le specie di basso valore come le salpe, muggini,
e simili, mentre otterremo tranquillamente prezzi da oltre
le 35.000 lire/chilo per le specie pregiate. La strozzatura
di questo sistema sta nella pesca del vivo e non nell'aspetto
"commercializzazione" che potrebbe tranquillamente essere
anche di dieci volte superiore. Possiamo valutare un'entrata
semestrale complessiva (netta da spese), pari ad una quindicina
o venti milioni, e pertanto qualcosa attorno ai tre milioni
di valore aggiunto per ogni mese estivo. Si consideri che,
in questo caso la remunerazione calcolata comprenderà in particolare
l'attività alieutica del soggetto più che non quella d'allevatore-ingrassatore.
Quello sopra descritto è il più piccolo allevamento attuabile
anche da coloro che sono a corto di capitali e che consente
un'integrazione del reddito derivante da altre attività o
da pensione. Si potrebbe ipotizzare allevamenti di minori
dimensioni ancora, ma in tal caso si passa più ad un concetto
d'allevamento per l'autoconsumo dovuto alla propria famiglia
compresi parenti e amici.
segue
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