Secondo round

Ad un tratto osservo la superficie dell'acqua diventare liscia e 'molle', il vento è calato, tutto è silenzio sotto il cielo in attesa del suo padrone. Avverto col puro istinto che siamo ad una svolta, e non faccio in tempo a prenderne coscienza che il galleggiante fa il primo solenne 'inchino', si sottomette alla mia brama, mi dice un 'si' sussurrato, fremente di desiderio. Una ferrata virile e tenera al contempo, innesca il sibilo della frizione. È una nota alta e monotona, senza variazioni, quella emessa dal tamburo del mulinello, che denota un pesce di taglia che si sta allontanando da me senza nessun disagio. Non penso minimamente di oppormi a tale fuga, ma dopo una manciata di secondi ed una settantina di metri di lenza ceduti, accade l'irreparabile: rottura del finale. Dopo alcune 'esternazioni' in sardo antico, realizzo il perché della rottura, avvenuta nonostante avessi la frizione bella morbida. Il problema è il seguente: un eccesso di lenza in acqua, poniamo cinquanta metri, disposta lungo una curva, genera un carico crescente alle due estremità che provoca la rottura del finale benché il mulinello continui a cedere filo. In altre parole una certa taratura della frizione è sufficiente ad evitare la rottura del terminale a patto che la lenza in acqua non ecceda una certa misura; oltre questo limite, la cedevolezza iniziale della frizione risulta insufficiente. Insomma, se il pesce allamato prende il largo, bisogna ancor più allentare la frizione, altrimenti in breve si resta con la canna dritta e la lenza moscia. Fatta questa penosa analisi della mia colpa, rifaccio il finale e rientro in pesca. Altra calata di galleggiante, altra trepidante ferrata. Questa volta non mi f….reghi! ed infatti, dopo diversi minuti di dolcissime insistenze da parte mia, un'orata di sette etti imbocca il guadino. Valuto che è un pesce certamente più piccolo del precedente, ma la sua cattura testimonia la bontà della mia analisi e delle relative contromisure. L'ho combattuta a frizione totalmente aperta, serrandola pochissimo via via che il pesce esauriva le energie iniziali. Sono stato favorito dalla libertà di movimento in banchina, che mi ha consentito anche di seguirla per un po', evitando di farle sbobinare una quantità eccessiva di lenza. A seguire ho preso una spigola, un cefalo, diversi saraghi non di taglia. Molti saraghetti sono stati prontamente ributtati in acqua e nel pomeriggio, altre tre orate più piccole hanno chiuso la pescata. Erano passate ventiquattr'ore dal mio arrivo in banchina, e mi rammaricavo di non avere più bigattini per pasturare. Se avessi potuto, sarei andato a dormire qualche ora ed avrei ricominciato. Se avessi potuto.