Otranto

La bella ed ancora parzialmente selvaggia costa che si estende da Otranto verso Sud, con fondali adatti per immersioni fotografiche, mi riporta con la memoria ad un incontro inaspettato con ordigni bellici, localizzati a poca profondità nelle vicinanze di Porto Badisco.

Testo e foto di Leonardo Mastragostino

Questo braccio di mare, il Canale, è stato solcato in tempi di guerra da numerosissimi convogli e pare che battaglie ed affondamenti abbiano purtroppo lasciato dei "ricordi" di quel periodo di varia pericolosità. Chiarimenti su questa storia nella storia mi furono forniti allora da un locale abitante ed ottimo conoscitore della sua terra e del mare: il fabbro Santino di Uggiano La Chiesa, dal quale era possibile anche ricaricare le bombole. Egli mi fece vedere alcuni oggetti che ancora conservava, ricavati dal metallo della nave da trasporto che si arenò sottocosta; questa, disputata tra i locali soprattutto per il carico di varia natura (prezioso in un periodo dove scarseggiava il cibo ed altri generi di varia necessità) del quale fu fatto anche commercio, fu poi smantellata progressivamente pezzo per pezzo per utilizzarne i materiali. Santino, allora giovanissimo, si divertiva assieme a coetanei a dare fuoco agli "spaghetti" di balistite (rimossi dai pericolosi proiettili da cannone di vario calibro) che sprigionavano vivide fiamme. Quello che rimaneva sott'acqua era ormai poca cosa ai tempi della mia scoperta: lamiere e pezzi di varia foggia, assieme però ancora a ordigni di vario genere che furono personalmente segnalati alla Capitaneria di Otranto. La progressiva bonifica dovrebbe aver cancellato, allo stato attuale, completamente questi pericolosi ricordi di guerra, almeno da quel pezzetto di mare. Le cronache internazionali e nazionali degli ultimi anni ci hanno mostrato però purtroppo il ripetersi di situazioni conflittuali che hanno interessato l'Adriatico con l'incremento di nuovi ordigni sganciati nelle acque; inoltre gli sporadici rinvenimenti degli ordigni vecchi e nuovi nelle reti dei pescherecci hanno destato allarme in particolare nella categoria interessata e mosso successivamente una campagna di bonifica da parte delle istituzioni competenti che auspichiamo possa progressivamente restituire ai fondali buona parte della sicurezza innata. Rimane, ad avviso di chi scrive, un inquietante interrogativo anche sulla presenza di possibili ordigni contenenti sostanze venefiche chimiche e già in uso nell'ultimo conflitto mondiale.

COME COMPORTARSI

L'incontro con un ordigno bellico ci pone sempre di fronte ad una grande responsabilità, prima di tutto e sul momento nei propri confronti e di chi ci è vicino, poi verso il prossimo. Anche se non si è certi che si tratti di un residuato bellico (gli organismi che ricoprono l'oggetto possono trarre in inganno) occorre agire con estrema prudenza allontanandosene (alcune mine erano costruite, come ha comunicato allo scrivente un esperto, per entrare in funzione semplicemente con la vicinanza di una massa metallica) e cercando al contempo di memorizzare grandezza e forma, profondità, o di prendere una fotografia sempre a dovuta distanza se si è attrezzati all'uopo. E` opportuno evitare di disinteressarsene: altri potrebbero trovarlo e magari farlo esplodere senza riconoscerlo. Molti ordigni rimangono del tutto o parzialmente attivi, come esplosivi o congegni atti a farli esplodere, anche se sono immersi da decenni. La prima cosa da fare è lasciare un segnale, una boa ancorata, sul luogo del rinvenimento ed avvertire immediatamente le forze dell' ordine più vicine (utilizzando anche la radio o il telefonino se ne siamo in possesso); Delegazioni di Spiaggia, Capitanerie, Carabinieri, Finanza, ecc., ma anche altri addetti alla sorveglianza in mare che oggi possiamo trovare in alcune zone come sorveglianti di parchi marini, ecc.. In certi casi è utile chiedere aiuto ad imbarcazioni vicine, se vi sono, che abbiano la radio a bordo. In Corsica, nell'esperienza di Lavezzi, vi è stata l'opportunità di avvertire la Gendarmeria del Parco, che opera la sorveglianza con mezzi nautici. Altrimenti anche qui occorre dirigersi dove si possano trovare esponenti delle forze dell'ordine: tutte le Capitanerie di Porto dell'Isola; oppure, se siamo nelle vicinanze dei parchi, per la Riserva della Scandola a Galeria (tel. 95620028) e per la Riserva di Lavezzi a Bonifacio (tel. 95730045). Distaccamenti della Direzione Dipartimentale degli Affari Marittimi sono: per la Corsica del Sud (Ajaccio tel. 95517510, Cargese tel. 95264208, Propriano tel. 95760607, Bonifacio tel. 95730110); per l'Alta Corsica (Bastia tel. 95316224, Macinaggio tel. 95354320, Saint-Florent tel. 95370051, Ile-Rousse tel. 95600559, Calvi tel. 95650171). L.M.