(Una particolare esperienza subacquea)

 

E` stato il "vento" ad indirizzarmi e ad affidarmi il compito del ritrovamento. Non ci crederete, ma è stato proprio Eolo a farmi trovare l'ordigno bellico. Una mina antinave di forma sferica con le spolette e relativi percussori sporgenti, di quel tipo che veniva ancorato, in più unità, al fondo (ed anche tra loro) con catene, in modo da rimanere invisibile vicino alla superficie.

Testo e foto di Leonardo Mastragostino

Questi micidiali congegni di morte costituivano un ostacolo al transito delle navi ed anche dei sommergibili, a difesa dell'ingresso dei porti o di particolari zone costiere. E` stato il vento, dicevo, che quel luglio ha soffiato quasi sempre fortissimo dal terzo e quarto quadrante e che nelle Bocche di Bonifacio incrementa la sua velocità di alcuni nodi, agitando il mare che scarica la forza delle sue onde sulle coste di Lavezzi e Cavallo. Titubante i primi giorni della vacanza, non conoscendo la zona, ho preso rapidamente confidenza coi luoghi e col vento seguendo i consigli di Gerard, il "vecchio lupo di mare" che con la sua imbarcazione porta i subacquei sui fondali più belli della zona e vedendo anche l'andirivieni delle robuste barche che conducono i visitatori nel classico giro turistico partendo da Bonifacio. In un secondo tempo ho preso ad uscire anche in condizioni più estreme, per andare ad immergermi sulla "secca" delle cernie, al largo di Lavezzi verso il mare aperto, dove l'esposizione al vento è piena ma si gode parzialmente dell' effetto schermante dell'isola, anche se lontana, e le onde non sono molto grandi. Spesso non c'era nessuno in mare; solo due volte ho trovato, in queste didascaliacondizioni, dei sommozzatori della marina francese i quali si avvalevano dell'assistenza di un marinaio su un grosso gommone che rimaneva col motore acceso senza ancorare; la loro nave era sottocosta a Lavezzi.
Io da solo (sono un solitario) agisco sempre in sicurezza: quando riemergo con questo mare voglio ritrovare il mio vecchio fedele Bat Iguana ed allora calo due ancore con molta cima (la prima che tiene, la seconda filata perpendicolarmente sotto il gommone con la cima "allascata" che entra in funzione se la prima perde la presa), sui 25 metri della secca delle cernie e analogamente in altre simili situazioni; quando scendo controllo e colloco le ancore in modo che sicuramente tengano e quando devo risalire le sistemo in modo da poterle recuperare facilmente. Solo una volta, in queste circostanze, una delle due mi ha obbligato a riscendere per liberarla, ma anche in questi casi il preventivo comportamento di sicurezza (aria di riserva e margine dai tempi di saturazione) mi ha sempre permesso di risolvere facilmente il problema: per la mia esperienza, pur sapendo che è opportuno immergersi in compagnia, reputo comunque che talvolta sia meglio essere soli ed autosufficienti che "male accompagnati".