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Rocce, correnti ed alghe, onde lambiscono
la scogliera consumata dal mare. Maestoso ed in continuo movimento,
il "blu infinito" mi sorprende ancora come la prima volta...
Testo
e foto di Luciano Cerchi
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la sua distesa senza confini, la varietà tonale della corrente,
il "respiro" della risacca che si infrange sulle rocce scure, la
marea sulla scaduta, le nuvole che inseguono un sole imprendibile
ed il vento che porta profumi di terre lontane…Queste sono le prime
sensazioni che si prova affacciandoci sulla scogliera in questa
stagione, quando il mare è "giusto" ed un tiepido sole scalda sempre
meno. È difficile spiegare completamente ciò che affascina maggiormente
il lanciatore quando "incontra" il mare. Certo, la speranza della
grossa cattura è una componente determinante, ma c'è anche chi dinanzi
alla distesa maestosa, entra in una dimensione di profonda simbiosi,
al punto che il risultato reale diviene irrilevante. Il lanciatore,
a prescindere dall'ecotipo e predatore preferito, vive intensamente
le sensazioni che l'ambiente gli trasmette, tutta la sua attrezzatura
è pensata ed ottimizzata per ottenere il meglio, nulla è lasciato
al caso! Conosce tempi, luoghi, artificiali e reazioni dei predatori
alla perfezione, ha immagazzinato tutto quanto diligentemente. Lo
spinning, sarebbe uno sterile esercizio di tecnica, se non ci fosse
l'irrinunciabile
fattore emotivo! Quello che ogni volta riesce a sorprenderti. Arrivare
sul fiume, sullo stagno ed ancor di più sul mare… lasciare i pensieri
in libertà ed iniziare un sogno, fatto di acque pulite, di regolamenti
rispettati e di specie salvaguardate e giustamente tutelate. La
nostra sensibilità, ed il nostro personale impegno, non possono
sanare miracolosamente tutto questo, ma possono dare un importante
contributo, che può essere raccolto da altri e trasformato in un'azione
concreta! Come concreta deve essere la nostra attenzione a quanto
necessita per affrontare una disciplina affascinante,
ma severa come lo spinning.
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