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A
questo punto non ci resta che far scorrere lo stopper ferma galleggiante
fino al punto desiderato scegliendo così l'altezza cui vuole far
"lavorare" l'esca. Il finale infine è costituito da un monofilo
dello 0,35 - 0,40 al quale collegheremo uno spezzone di treccia
d'acciaio da 20 lb. lungo circa 20 centimetri sul quale saranno
applicati due ami, molto robusti del n°1- 1/0 secondo la grandezza
dell'esca che useremo, uno dei quali scorrevole. Durante tutta
l'azione di pesca è consigliabile lanciare in acqua, ad intervalli
abbastanza regolari, piccoli pezzetti di sardina, questo tipo
di pasturazione ha la funzione tramite, la scia si crea, di richiamare
in zona eventuali predatori, ivi compreso il pesce serra che non
tarderà poi ad interessarsi alla nostra esca. Esche e inneschi
Abbiamo già accennato quali sono le esche migliori per la cattura
del pesce serra, la sardina innescata intera, sia a "pelle" che
rovesciata, da ottimi risultati, anche i totani freschi e di buone
dimensioni sono assai ricercati da questo predatore, ma è sicuramente
con il vivo che si ha i migliori risultati. Innescare una boga,
un'occhiata, o un piccolo cefalo è quanto di meglio possiamo offrire
a questo predatore; purtroppo in questo caso abbiamo la difficoltà
di recuperare l'esca viva che non sempre è di facile cattura.
Possiamo cercare di procurarci del vivo prima della battuta di
pesca.
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Quando
pescarlo
Alba,
tramonto, ore notturne
Stagionalità
Primavera **
Estate ****
Autunno *****
Inverno **
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In questo caso
i sistemi sono molteplici: una piccola bilancina, andando a pescare
dentro un porto o alla foce di un fiume, dove la presenza di piccoli
pesci è maggiore ecc., ma in questo caso abbiamo poi il problema
della conservazione e del trasporto, che anche con l'ausilio di
un buon ossigenatore crea sempre molte difficoltà. E' consigliabile
quindi procurasi il vivo direttamente sul luogo di pesca, una
canna bolognese, qualche montatura con piccoli galleggianti dalle
diverse grammature e con ami molto piccoli è tutto ciò di cui
abbiamo bisogno. Giunti sul posto procederemo al lancio della
nostra canna innescata con una sarda, e subito
dopo con l'aiuto di una buona pastura e un po' di bigattini inizieremo
la ricerca del vivo, generalmente è più facile di quanto non si
creda. Quest'operazione, inoltre, richiamerà in zona una grossa
quantità di pescetti che saranno a loro volta un grosso richiamo
per i predatori che si aggirano nei dintorni. Ricordiamoci, infine,
se la quantità di esca viva a nostra disposizione lo consente,
di cambiare spessol'innesco,
è necessario, infatti, che il pesce sia sempre molto vitale per
svolgere al massimo la funzione di richiamo attraverso le vibrazioni
che emette muovendosi freneticamente.
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Prestiamo
attenzione al recupero
Una
volta allamato il pesce serra sprigiona tutta la sua forza
nel tentativo di liberarsi cimentandosi spesso in spettacolari
acrobazie fuori dell'acqua, è consigliabile quindi mantenere
sempre la lenza bene in tiro affinché le possibilità che
si slami siano ridotte al minimo. Nell'operazione di recupero,
poi, facciamo molta attenzione, è questo, infatti, un momento
molto delicato che richiede un minimo di esperienza; se
le rocce non sono molto alte un bel guadino dalla "bocca"
ampia, o un comune raffio telescopico saranno sufficienti,
nel caso invece ci trovassimo in una postazione alta e a
picco sul mare le cose si complicano. In questo caso è molto
utile il raffio volante, costituito da una punta di acciaio,
assicurata ad una corda, ed inserita su un'asta dalla quale
è facilmente estraibile subito dopo la raffiatura, Durante
tutta questa operazione, in ogni caso, facciamo molta attenzione,
l'emozione e la voglia di mettere al sicuro la nostra ambita
preda potrebbe farci compiere qualche imprudenza e cadere
in acqua; è consigliabile quindi indossare sempre un giubbotto
salvagente.
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