
Testo e foto di Alberto
Belfiori
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intenderci dobbiamo convincerci tutti che oggi è superata
la teoria dell'ultimo frangente e che accanto ad essa si è
scoperta un'altra realtà, altrettanto affascinante e meritevole
che comunque non sostituisce niente ma che va considerata
per quello che è. Come dire che i pesci non si trovano sempre
e solo lì ma, nella stessa misura, quando non di più o di
meno, anche in altri settori. E fin qui, probabilmente, si
godrebbe dell'approvazione anche dei più accaniti e nostalgici
sostenitori del vero surf. Il conflitto, inevitabile ma necessario,
si prospetta di fronte ad alcune considerazioni di carattere
universale. E cioè. Da più parti si avanza una teoria secondo
la quale il surfcasting risulterebbe maggiormente produttivo
se i tentativi si effettuassero più vicini alla riva anziché
lontano. Chiaramente tali valutazioni, sia le prime che le
seconde, risentono di un fattore molto importante e cioè lo
spazio. Infatti, con l'approssimazione del caso, è sì possibile
stabilire delle regole, ma allo stesso modo bisogna lasciar
spazio alle eventualità, legate appunto alle differenze geografiche.
Per dare sfogo ai nuovi venti, chiedete pure conferma a Bruno
Corda, si deve riflettere su un dato di fatto che è appunto
il pescato della moglie, di solito superiore a quello del
marito. Francesca è brava e questo depone certo a suo favore
ma anche Carlo non è l'ultimo arrivato. Siccome questa iella
persiste da diverso tempo è anche plausibile che magari proprio
proprio di sfortuna non si tratti. Si potrebbe quindi cavalcare
questa teoria. Francesca
pesca più di Carlo non perché sia più brava ma perché lancia
di meno, ovvero, le sue esche pescano più vicine alla riva
di quelle del marito. Qualcuno, naturalmente, potrebbe travisare
e rigirare le osservazioni "a pettegolezzo". E ci sta anche
questo. Ma allora, per dare un tono universale al fenomeno
e smorzare il lato ironico della faccenda, giunge a proposito
l'esperienza in Danimarca delle nazionali di surfcasting italiane,
maschile e femminile. Laggiù, tra chi pesca lungo e chi pesca
corto, si è stabilito, alla fine, che le catture si facevano
vicino alla riva e non lontano. Indovinate chi ha pescato
di più, tra i maschi e le femmine? Proprio queste ultime,
sebbene nel calcolo intervengano diversi fattori di handicap.
E anche se per alcuni buona parte della figuraccia tricolore
maschile è da attribuire all'allora direttore tecnico (leggasi
il sottoscritto), la considerazione innocente e soprattutto
interrogativa, sulle potenzialità di lancio e il risultato
sembra questa volta sacrosanta e priva di sentimento. In altre
parole, se vogliamo essere obiettivi bisogna attenersi ai
fatti e che le ragazze abbiano pescato di più è un fatto,
non parole. Ne vogliamo tener conto? Passi al vaglio ancora
un aspetto significativo e cioè la pesca ai grossi predatori.
Gioco forza il tentativo di cattura degli animali più grandi,
come le spigole o le lecce, ad esempio, è accompagnato da
esche di volume eccezionale. Muggini interi o anche semplici
anguillette che con i loro guizzi si oppongono al volo. Ma
anche le esche morte non si sottraggono a questo giogo. Per
conseguenza non consentono al piombo di seguire la traiettoria
ottimale, anzi considerato il peso ed il tipo di calamento
usato in queste circostanze, l'esca, balisticamente parlando,
spesso si sostituisce alla zavorra, con i riflessi negativi
sulla gittata che si possono ben immaginare. Anche in questo
caso, quindi, la distanza operativa difficilmente supera i
trenta metri. Allora... cosa pensare? Sono i pesci che nuotano
sotto i nostri piedi o semplicemente deviano dalla loro rotta
al largo per aggredire le nostre esche? Credo che presunzione
a parte ognuno di noi dovrebbe sperimentare le due teorie,
magari sistematicamente e confrontare volta per volta il risultato.
Un modo semplice è quello di coinvolgere il proprio compagno
di pesca e proporgli semplicemente di lanciare corto o lungo.
Attenzione però, il lanciare corto è un elemento soggettivo.
Nel nostro caso corto vuol dire 30 metri, non 60. Pertanto
è necessario che chi avrà questa incombenza non abbia a disposizione
canne che gli consentano lanci più lunghi. Ve lo dico per
esperienza, e del resto è facile immaginare che non si può
tenere a bada una Ferrari se nel serbatoio c'è il pieno di
benzina. Altro aspetto da chiarire è il significato di surfcasting.
Oggi tutti pescano a surf e poco importa se il mare è calmo
e le uniche uscite sono d'estate e di giorno. Il contenzioso
però nasce in situazioni tipiche da surf, quindi con mare
assolutamente mosso. Non sono ammessi compromessi, pena la
serietà del dibattito e le scelte future di una generazione
di pescatori che noi con malcelata presunzione intendiamo
guidare.
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