Abitando a Guspini è naturale che le uscite siano programmate principalmente sugli spot della costa centrooccidentale, quali Costa Verde, l'oristanese, il Golfo… e, per chi non l'avesse capito, quando si parla di "Golfo" dalle nostre parti si intende naturalmente quello di Oristano, chiuso a nord da Capo San Marco e a sud da Capo Frasca.

Testo di A. Gigli - Foto di L. Mastragostino

 

due capi distano fra loro in linea d'aria poco meno di sei miglia ma li separa una serie di spiagge per circa 20 chilometri, la superficie dello specchio d'acqua che racchiudono è superiore ai 100 chilometri quadrati. Diverse sono le zone umide dell'immediato entroterra che sboccano nel Golfo: lo stagno di Cabras, di S. Giusta, S'Enna arrubia, lo stagno di Marceddì, praticamente il compendio ittico di maggior rilevanza in Sardegna, con ciò che ne consegue in quanto a traffico di pinnuti in & out. Passando a parlare di "zone buone" e trattandosi di un golfo, di primo acchito si è portati a pensare che quelle migliori siano situate attorno ai capi, ma ad una lettura, anche superficiale, della relativa carta nautica salta immediatamente agli occhi l'arabesco disegnato delle quote batimetriche, fatto che denuncia la presenza di un fondale estremamente movimentato, caratterizzato da sommi, pettate, careni, insomma un fondale che promette di essere molto interessante. A proposito dei capi, i cui dintorni peraltro costituiscono ugualmente altrettanti validissimi spot, c'è da considerare il fatto che sono in pratica zone off limits. Capo Frasca è sede dell'omonimo poligono militare di tiro, ove i cacciabombardieri Nato inscenano i loro war game e dove quando bazzicano loro, per ovvi motivi e a prescindere dai divieti, non è igienico trafficare. Capo San Marco invece è stato classificato "zona A" nell'ambito del parco marino della penisola del Sinis e quindi le acque circostanti sono soggette a tutti i vincoli possibili, compresi transito, ancoraggio, balneazione, figuriamoci dunque la pesca subacquea. Giusto in tema di divieti teniamo presente che da novembre a febbraio nel golfo è vietata ai soli pescatori subacquei la cattura di spigole e orate, mentre è permessa fino ad ora la scellerata sciabica. No comment! Morfologia dei fondali e habitat I fondali del Golfo si possono riassumere in due parole: coralligeno e posidonia. Il grotto la fa da padrone in tutte le sue manifestazioni: possiamo trovare sia la formazione bassa ed appena accennata che non costituisce vere e proprie tane ma che offre ai pesci solo un rifugio occasionale, oppure la cigliata alta diversi metri tormentata da profondi spacchi verticali con ampie caverne comunicanti. Grandi panettoni si alternano a canaloni e catini col fondo sabbioso. Su lunghi crinali qualche lastrone forma tettoie sotto le quali spesso si trovano gradite sorprese. Le batimetriche utili vanno da pochi metri a fin dove ci permette la nostra apnea. Più vicino alle rive la posidonia regna sovrana creando con la matte molti gradini, cigli e catini che scompaiono con l'aumentare della profondità. Anche se nell'immaginario del pescasub "le alghe" non sono certo al primo posto, come habitat intendo, esiste un discreto numero di estimatori super specializzati che imposta le battute proprio in mezzo alla posidonia. Con le tecniche adatte, quali aspetto e agguato, si possono insidiare un discreto numero di saraghi, orate, spigole e nei periodi giusti muggini, qualche ricciola e diverse lecce. Nel Golfo si trova di tutto, dai labridi ai tonni, ma le popolazioni che maggiormente caratterizzano lo spot sono quelle dei saraghi. Onnipresenti e abbastanza numerosi conoscono molto bene l'insidia del fucile e sanno utilizzare le chance offerte dal fondale, per cui anche sorprendendo più pesci che s'infilano nel classico buco difficilmente riusciremo a catturarne più di qualche esemplare.