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| Mormore
e saraghi
Fra
le prede più comuni, ma non per questo meno gradite della pesca
dalla spiaggia, ne emergono due su tutte: il sarago e la mormora.
Se vi pare poco, date un occhio ai libri di cucina marinara…
Dal
nord'Africa alla Grecia, dall'Adriatico al Golfo del Leone queste
due specie proliferano nel sottocosta; non esiste in pratica tratto
di mare che presenti un fondale misto sabbia/scoglio-chiazze di
posidonia, dove non si riveli la presenza delle mormore e dei saraghi
(per fortuna, aggiungiamo noi).
Questo fattore, che ha contribuito non poco allo sviluppo della
tecnica del surfcasting in Italia, ha provocato inevitabilmente,
una dedizione particolare alle due specie, tanto che molti pescatori
vantano una sorta di specializzazione proprio nei confronti di questi
due pesci.
Anche surfisti amanti dei lanci più esasperati, con inneschi sostanziosi,
magari sardine e calami legati con filo di lycra, quando si imbattono
nei due sparidi, riducono in fretta e drasticamente l'apparato da
pesca e adottano canne e paratura più leggere, le più idonee, appunto,
per mormore e saraghi. Ma vediamo di conoscere meglio questi due
pinnuti, cercando di individuare la strategia migliore per insidiarli.
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| La
mormora
La mormora, come detto, vive in
tutto il Mar Mediterraneo dove viene pescata in prevalenza nella
stagione calda dell'anno, ma nelle nostre isole Elba, Sardegna e
Sicilia è possibile insidiarla con successo anche d'inverno, magari
per poche ore al sorgere del sole o nel bel mezzo della notte. Essendo
un grufolatore, si ciba di vermi e di organismi marini vari che
scava nella sabbia tramite il muso. Questo pesce ha un sistema tutto
suo di mangiare l'esca ed è per questa particolarità facilmente
riconoscibile; in pratica, dopo la ferrata, la canna torna in posizione
di riposo e il filo si affloscia, segno che lo sparide nuota verso
terra. Per questo occorre fare attenzione, poiché in questi primi
momenti si corre il rischio di slamarla. Il combattimento, in ogni
caso sarà molto impegnativo, tenendo conto anche che il monofilo
sul mulinello non supererà lo 0,25 e lo 0,12-0,14 per il terminale.
Non ci scordiamo che la mormora ha un'ottima resistenza e può superare
anche il mezzo chilo di peso. L'esca più idonea è l'arenicola, che
deve essere calzata su ami a gambo lungo (del 6/8), tramite l'ago
da innesco, oppure, in caso di mare mosso, girata intorno alla curvatura
dell'amo e appuntata più volte in maniera tale da presentarsi come
un bel boccone consistente e per questo più visibile. Uno dei metodi
di "invito" all'assaggio, è quello di muovere l'esca di
tanto in tanto per qualche metro, come una sorta di traina, in modo
che il piombo (eventualmente di quelli specifici, bitorzoluti) sollevi
un po' di sabbia stimolando la curiosità del pesce e quindi il successivo
avvicinamento all'esca.
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Il
sarago
Un discorso completamente diverso
deve essere fatto per il sarago. Intanto occorre identificare di
quale (sarago) si parla dato che nei nostri mari ne esistono ben
cinque: fasciato, maggiore, sparaglione, pizzuto, faraone.
I due più comuni, e quelli che ci interessano di più, sono il maggiore
e il fasciato detto anche testa nera. In linea di massima l'habitat
dei due sparidi è pressoché lo stesso, ciò che varia in Mediterraneo
sono le dimensioni che possono raggiungere: molto più interessanti
quelle del maggiore anche se, non è possibile intentare una battuta
di pesca destinando la cattura dell'uno rispetto l'altro; bisogna
affidarsi alla fortuna. Detto questo, vediamo di occuparci dell'attrezzatura,
partendo dalle canne. E' consigliabile una canna decisamente più
rigida e pronta nella ferrata e nella risposta alla violenza delle
fughe rispetto a quella che usavamo per la mormora, e preferibile
un attrezzo entro i quattro metri, maneggevole e pratico da usare.
Per quanto riguarda l'ambiente dove calare le insidie, come avevamo
accennato il misto, scoglio-sabbia e chiazze di posidonia, è l'ideale.
Il discorso delle esche diventa un po' più complesso, in quanto
il sarago potrebbe gradirne una grande varietà: trancia di sardina,
bibi, americano, pezzo di calamaro, cozza e chi più ne ha più ne
metta; sarebbe importante conoscere che esche naturali ci sono nella
zona in cui lanciamo la lenza; tutto risulterebbe più facile. Se
questo, in determinati casi, è abbastanza semplice pescando da una
scogliera o da un molo, da una spiaggia il discorso si complica
un po', quindi, la miglior cosa è quella di andare per tentativi
e dare la parola ai risultati.
La tecnica di pesca è quella classica e il terminale più catturante
e forse, anche il più semplice è il seguente: un metro di lunghezza
dello 0,18/0,25 a seconda della grandezza degli esemplari presenti
e il piombo a scorrere, amo del 2/4.
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