Tutte le specie che sono originarie di un determinato ecosistema vengono definite indigene oppure autoctone; di contro una o più specie che vi compaiono per la prima volta vengono definite alloctone o anche "esotiche". A tal proposito, vediamo cosa è successo in Adriatico in seguito all'immissione di alcuni molluschi che si sono, in breve, perfettamente integrati.

Testo e foto di Leonardo Mastragostino

 

a comparsa di specie diverse da quelle originarie in una determinata area rientra anche in fenomeni naturali che possono, ad esempio, essere collegati a variazioni climatiche fisiologiche in periodi lunghissimi (ricordiamo durante le ere geologiche l'alternarsi di periodi glaciali ed interglaciali, con mutazioni anche notevolissime verificatesi alle nostre latitudini, ecc.). Il fenomeno naturale però può essere accelerato o comunque provocato volontariamente o involontariamente dall'uomo e dalle sue attività (introduzione di specie a scopo di allevamento a scopo alimentare o altro, alterazione indotta del clima e accelerazione dei cambiamenti, trasporto involontario di specie tramite merci o trasporto volontario delle specie per la loro diretta commercializzazione, oppure, nel caso di alcune specie marine, trasporto casuale sulle ancore, o ancora - come noto per l'alga Caulerpa - diffusione causa il cambio acqua dagli acquari ove possono essere ospitate, ecc.). Questi organismi estranei possono integrarsi quando il loro numero ed i fattori bio-ecologici permettono il completamento del ciclo biologico (ciclo vitale) con moltiplicazione degli individui della stessa specie. Le introduzioni di entità estranee sono considerate comunque negative per un ecosistema perché alterano la struttura originaria della comunità: i nuovi arrivi interagiscono con le specie preesistenti nei rapporti interspecifici cioè nei rapporti tra specie diverse (competizione, predazione, parassitismo, ecc.). Il problema è che quando ci si accorge che qualcosa non va e si vuole intervenire, diviene spesso impossibile o comunque molto difficile, riuscire nell'impresa. L'area del Delta del Po e le coste dell'Alto Adriatico mostrano vari esempi di introduzioni accidentali e volontarie (acquacoltura) di nuove specie: da un punto di vista economico queste presenza alloctone hanno originato talvolta effetti dannosi alle attività umane (in quanto, ad esempio, infestanti) oppure hanno assunto un ruolo importante come quello della vongola filippina. Vediamo alcune specie L'ostrica concava o portoghese Cassostrea gigas (= C. angulata) è originaria del Mare dell' Est ed è ormai considerata cosmopolita in quanto introdotta per allevamento in molte aree geografiche.
La specie che può raggiungere anche i 30 centimetri veniva allevata in Francia già dalla metà del secolo scorso. In Italia la prima introduzione (nella laguna di Venezia) risale al 1964, con lo scopo di ripristinare i banchi di Ostrea edulis (ostrica piatta) depauperati dalla pesca . La Scapharca inaequivalvis, rinvenuta per la prima volta nel 1969 nell'Adriatico, ha origini indopacifiche. Non sfruttata economicamente, la specie si è riprodotta diffondendosi nei fondali della fascia costiera e della lagune deltizie, divenendo dominante nella Sacca di Goro ed altre aree. Questa specie ha avuto successo in quanto possiede eritrociti con emoglobina, cosa che la favorisce in condizioni anossiche (1) delle acque: condizioni che si ripetono ormai spesso e che sono causate dall'eutrofizzazione (2) indotta dagli scarichi antropici e che causano, come detto, frequenti crisi anossiche estive nelle acque. La Rapana venosa è stata introdotta accidentalmente, forse con i traffici navali (dal Mare dell' Est). Il primo ritrovamento sulle coste della Romagna è del 1973. La bella conchiglia a spirale raggiunge i 15 cm. Tale specie "aliena" preda i bivalvi ma ha fortunatamente un tasso riproduttivo contenuto, al momento, e sembra non destare preoccupazioni nei confronti degli allevamenti; inoltre ha carni buone e talvolta è venduta nei mercati. Ecco un caso positivo per l'economia ed il lavoro indotto: l'introduzione della Vongola verace filippina Tapes philippinarum nella laguna di Venezia nel 1983 (originaria dell'Indopacifico); a seguito dei buoni risultati economici si è tentato di allevarla in tutti i mari italiani ma i soli buoni risultati appartengono all'area lagunare del delta e lungo le coste dell'Alto Adriatico. Altre due specie, devono la loro introduzione contemporanea a cause accidentali.