

di
Massimo
Cerino
Ho
ricevuto un dono. Me lo ha mandato un amico, col pretesto
della ricorrenza natalizia, fornendomi l’occasione,
oltre che di compiacermi della sua affettuosità, di
fare qualche riflessione sull’importanza di osservare
da vicino le cose. Troppo spesso “consumiamo” il mondo
lasciando che esso ci attraversi, ci scorra dentro
come acqua in un secchio bucato, senza lasciare che
una labile traccia della sua complessità. Allora varrebbe
la pena di soffermarsi un attimo sull’importanza di
saper vedere le cose per quello che sono, cercando
in esse quel valore discreto, quel contenuto che si
rivela solo a chi lo sa comprendere.
Il regalo che ho ricevuto è una confezione di biscotti
artigianali con una bottiglia di vino da dessert,
da accompagnare, secondo tradizione, alla degustazione
dei biscotti stessi. Dando quasi per scontata la bontà
della sostanza di quanto ho davanti, indugio nell’osservare
la forma con la quale essa si presenta.
Aperto il cofanetto di cartone blu con impresso il
nome della ditta, viene su tra le mie mani un massiccio
e crocchiante sacchetto di carta celestone, chiuso
da due spire incrociate di spago cerato, lucido, d’un
bel verde scuro. Scopro che il nodo all’incrocio è
fatto in maniera da poterlo allentare, volendo, senza
doverlo tagliare, dimodoché sia sempre possibile riserrarlo
sul sacchetto dopo che vi si sia attinta parte del
contenuto; mi piace, quello spago. Per inciso dirò
che nella lingua napoletana abbiamo una frase idiomatica
che, riferendosi allo spago incerato, lo cita com’emblema
di cura meticolosa versata in una qualche attività.
A
conferma delle mie intuizioni sulla funzione non solo
ornamentale della cordicella che serra il pacco, scopro
con compiacimento che i lembi superiori del saccoccio
di carta non sono incollati, ma semplicemente ripiegati,
arrotolati su se stessi con più giri: non bisogna
strappare nulla, basta srotolare un po’ e si può attingere
a quella che si rivela subito una gioia del palato.
Stappo la bottiglia di vinsanto e dopo averne colto
l’aroma delicato che volatilizza dalla modica dose
che ho versato in un bicchierino di cristallo, prima
assaggio il vino e poi v’intingo un biscottino (ormai
so che si chiamano “mattonelle”), queste delizie croccanti
pregne di mandorle.
Nella confezione vi è poi una piccola brochure che
illustra il secolare credito della ditta e le ulteriori
specialità prodotte. Una foto veramente bella ritrae
gli attuali proprietari, giovani, eleganti e sorridenti,
insieme ai maestri pasticcieri sull’uscio dell’illustre
bottega. I colori sono perfetti e la stampa semilucida
è fatta su un cartoncino di pregio che ha una leggera
trama orizzontale, come di tela di quadro. Godo ogni
dettaglio di questa presentazione dispiegata tra le
mie mani, curatissima in ogni particolare: nel suo
genere è anch’essa una piccola opera d’arte.
È evidente, allora, che ciò che ho davanti non è solo
il risultato pregevole di una tradizione gastronomica,
ma anche l’espressione di una cura per i dettagli,
di una sensibilità rivolta al bello: proprio lì, in
quella confezione di biscotti. Allora quello che provo
in questi casi, è un sentimento di gratitudine. Gratitudine
verso tutte quelle persone che con la loro competenza,
con la loro sensibilità, con la loro passione, riescono
a catturare un pezzetto della bellezza del mondo,
per darla a chiunque sappia e voglia gioirne.
Forse un artigiano è solo un artista che non pretende
di esserlo e quello che io sento di voler dire a tutti
è di non smettere mai di cercarla, la bellezza del
mondo, anche e soprattutto nelle piccole cose, laddove
appare magari con discrezione, frutto di un lavoro
pertinace, che trova in se stesso la sua più profonda
ricompensa. Sapersi compiacere del lavoro altrui,
poi, della altrui bellezza, è un passaggio obbligato
verso il rispetto degli altri, che mi sembra un sentimento
contiguo all’amore; l’amore per il prossimo che non
ha più bisogno di essere un precetto cristiano, un
comandamento, da alcuni accettato solo in apparenza,
ma diventa una naturale conseguenza d’un’elevataa
percezionee della realtà, della comprensione del valore
bello delle cose.